La risurrezione di Berlino

Da non perdere la succursale berlinese della Galeries Lafayette. Oltre all’indubbia offerta, soprattutto alta moda francese, accessori e cosmetici, suscita interesse l’originalità dell’architettura. Uno spazio espositivo dislocato su sette piani, nei quali sbucano 17 coni di vetro e acciaio lunghi fino a 37 metri, quasi fossero delle gigantesche spade che trafiggono l’intero blocco, che oltrepassano i pavimenti, i soffitti, le sale, come proiettili. Il colpo d’occhio è singolare e di rara bellezza. Persino gli acquisti passano in secondo piano di fronte all’armonia delle strutture, alle trasparenze che incantano. Una sosta al Museo Ebraico dell’architetto Libeskind è imprescindibile. Questa struttura dalla forma di saetta ( c’è chi dice una stella di David spezzata ) è un ammonimento, una spina che segna il cuore della Berlino barocca. Accanto ai palazzi e ai tetti di tegole rosse sorge questo edificio di quattro piani interamente ricoperto di zinco. Le finestre sembrano delle lame, o meglio delle ferite oblique nel cuore della costruzione. L’interno un sistema a labirinto che genera ulteriore inquietudine, quasi un senso di corresponsabilità nell’ineluttabilità della storia ebraica. La Torre dell’Olocausto, lasciata senza impianto di riscaldamento, attanaglia il visitatore in una morsa di ghiaccio e orrore. Fuori le urla spensierate dei bambini dalla vicina scuola materna sembrano vibrare nell’acciaio vivo. Un’oppressione acuta e vivida ci costringe ad uscir fuori. Il giardino esterno con gli ulivi piantati in grosse colonne squadrate di cemento sembra soccorrerci e consegnare alla speranza il futuro di questa città. Immaginare Berlino senza la sua sventura, il suo declino, il suo annientamento è come viverla a metà. Innegabilmente rimarrà per sempre legata al suo passato. Come una cicatrice, come un neo incancellabile. Nessuno potrà non tenerne conto.
Andrea Lanari

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