La tragedia dell’Aquila: quattro anni dopo il terremoto la città continua a vivere nell’ombra…

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Per il quarto anniversario del terremoto che distrusse la cittadina dell’Aquila, l’intera popolazione si è riversata nelle strade della città ancora visibilmente segnata e devastata dalle tremende scosse di quella notte. Una fiaccolata a cui hanno partecipato dodicimila persone. Allo scoccare delle ore 3.32 sono stati ripetuti a gran voce i nomi delle 309 vittime, seguiti da altrettanti rintocchi di campane.

Al dolore, ancora vivo e presente tra i sopravvissuti di questa tragedia, si aggiunge la solitudine dei cittadini  dell’Aquila dimenticati e abbandonati nel loro disagio quotidiano. Continuano a vivere in situazioni precarie, circondati da ciò che resta di una città che ormai appare come l’ombra di se stessa e che ancora non ha avuto la forza e la spinta per rialzarsi e risorgere. Molti giovani hanno dovuto abbadonare la città, che ormai non poteva offrire loro alcuna prospettiva futura.

Il nuovo Presidente del Senato Pietro Grasso, durante il corteo ha affermato: “La ricostruzione dell’Aquila è una questione nazionale” e poi ha aggiunto: “ Ora i soldi ci sono, bisogna scaglionarli con un piano organico. Sia il sindaco Cialente e il ministro Barca mi hanno rassicurato con una prospettiva di ricostruzione tra cinque e otto anni “.

Nel frattempo la criminalità organizzata ha continuato in questi anni a speculare su un territorio già devastato dalle macerie, costruendo edifici abusivi e pericolanti.

Molti degli alloggi provvisori (Map) allestiti per i nuclei familiari le cui abitazioni furono distrutte dal terremoto, sono stati messi sotto sequestro dalla Magistratura.

Un decreto ha stabilito lo sgombero di circa cento Map. Le indagini effettuate sui fabbricati in questione confermano che, non solo le costruzioni non rispettano le norme antisismiche ma che esse furono addirittura costruite con materiali di scarsa qualità. Le loro fondamenta non sono stabili e non garantiscono alcuna sicurezza per le persone che le occupano.

Ancora una volta queste famiglie dovranno lasciare quelle che ormai erano diventate le loro abitazioni, per essere traslocati in altri alloggi di fortuna, continuando a vivere nella loro  precarietà, senza sostegno nè certezze…

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