L’amore, una cosa da pazzi

Alla base di questi “effetti collaterali”, ci sarebbe la dopamina, una sostanza da cui dipende lo stimolo a desiderare esperienze gratificanti. La reazione dell’organismo all’amore, sarebbe quindi del tutto simile a quella di uno sportivo che sogna la vittoria, a quella di un giocatore d’azzardo, o, addirittura, a quella di un tossicodipendente. I ricercatori hanno infatti identificato una specifica zona del cervello, differente da quella dell’eccitazione sessuale, dove, quando ci si innamora, si verifica una vera e propria tempesta di dopamina. Per dimostrarlo, lo studio ha tenuto sotto controllo un gruppo di studenti universitari, tutti coinvolti emotivamente in una storia d’amore appena sbocciata. Attraverso l’utilizzo di un particolare scanner, sono state realizzate migliaia di immagini di diverse aree del cervello degli innamorati. Ne è emerso che l’amore è paragonabile all’azione neurologica della fame, della sete o del bisogno di droga per un tossicodipendente. Un effetto, questo, che tende però a diminuire con il passare del tempo. Dopo alcuni mesi, infatti, la produzione di dopamina si riduce sensibilmente, pur senza scomparire (ma i dati riguardano solamente i primi due anni di un rapporto). Niente paura, dunque, se per amore si compiono gesti strani, si fa qualche pianto o si smette di mangiare per qualche giorno. Ora lo dice la scienza: l’amore è una cosa da pazzi.

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