L’arte dall’Abruzzo in mostra a Roma

La mostra è articolata lungo un percorso che diparte dal cosiddetto “atrio romano” del Castello: in detta sede è stata collocata la lastra in pietra dei Fasti Amiternini, del 20 d. C., un documento che riporta l’elencazione dei giorni Fasti e Nefasti dell’antica Amiternum – l’odierna San Vittorino – all’epoca dell’imperatore Tiberio. Lungo la “rampa diametrale” è stata collocata l’importante Stele di Penna di Sant’Andrea, un segnacolo funerario di età arcaica di grande richiamo, per la sua tipicità, all’antropologia abruzzese del periodo pre-romano.

Lo sviluppo espositivo segue, poi, un tracciato inverso, rispetto alle precedenti edizioni della mostra: infatti il pubblico viene introdotto, in limine, nella Sala di Apollo e nella Sala di Clemente VII, dove sono stati collocati numerosi e preziosi reperti archeologici, fra cui spiccano l’Ercole Curino, il letto funerario di Amiternum ed importanti corredi da guerra e di abbigliamento femminile. La Cappella di Leone X, per la prima volta aperta al pubblico dopo la conclusione dei lavori di restauro, è stata attrezzata simulando l’interno di una tomba, dove spicca il famoso letto della tomba di Fossa n. 520, del II – I sec. a. C., sepolture in riduzione ed un corredo funerario.Dalla Sala della Giustizia si affronta l’epoca medievale, con la monumentale Madonna da Lettopalena, del XIII sec., recuperata dalla Guardia di Finanza, Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico, e la Bulla di Celestino V, del 1294, testimonianza del primo Giubileo della storia ecclesiastica, definito “la perdonanza Celestiniana” e precedente quello di Bonifacio VIII del 1300.

Nella Sala di Clemente VIII svariate e preziose opere, ancora dell’arte medievale, con le statue lignee di S. Caterina d’Alessandria e della Madonna di S. Silvestro, entrambe del sec. XIV, fino ad arrivare al Rinascimento e al Barocco, con i Quattro Santi Patroni dell’Aquila, di Giulio Cesare Bedeschini, e il fiammingo Aert Mytens, con la sua Madonna col Bambino e Santi. Nella cosiddetta Sala Clementina vengono riunite, per la prima volta dal loro trafugamento, avvenuto nel 1902, la tavola con la vita di S. Eustachio e le due cuspidi, sempre attinenti alla vita del Santo. Esse, asportate dalla chiesa di Campo di Giove (AQ), sono state restituite dal Museo del Michigan (USA). Si tratta, dunque, di un evento che rappresenta un quid unicum, in cui va sottolineata l’azione di recupero perpetrata dall’Arma dei Carabinieri, Gruppo Tutela Patrimonio Culturale. sotto la cui egida le tre opere vengono esposte.

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