Last Man Standing, l’ultimo è Jerry Lee Lewis

A quasi undici anni dall’uscita di "Young Blood", ecco "Last Man Standing", per lui che è "L’ultimo uomo rimasto" tra i grandi miti del rock’n'roll di Memphis. Scoperto a metà degli anni ’50 da Sam Phillips, lo stesso produttore di Elvis Presley, Jerry Lee Lewis rappresenta da sempre l’anima più selvaggia, libidinosa e diabolica del rock’n'roll. Evidentemente ispirato dai ritmi della musica nera degli anni ’50, "The Killer" si è imposto con un’energia che non conosceva pari, scatenando la passione di milioni di fan e lo sdegno dei conservatori più tradizionalisti. Nella sua musica non sono mai mancati riferimenti più o meno espliciti al sesso, alla trasgressione e alla provocazione. La musica del diavolo, la definivano. Questo, ma soprattutto le sue vicende personali a dir poco burrascose, gli ha garantito una carriera tutta in salita, prima proiettata all’apice delle classifiche, con milioni di dischi venduti grazie a "Whole Lotta Shakin’ Going On" e "Great Balls of Fire", poi in basso, nel dimenticatoio, in seguito allo scandalo per aver sposato una sua cugina di appena 13 anni, quando, per giunta, non era ancora divorziato dalla sua prima moglie. Ma Jerry Lee Lewis non ha mai smesso di suonare, di abbandonarsi alla sua musica, di battere con violenza sui tasti del pianoforte. Oggi, che di mogli ne ha avute ben sette, lo ritroviamo con "Last Man Standing" insieme a grandi nomi del panorama musicale mondiale come Bruce Springsteen. Mike Jagger e Little Richard. Un album con 21 duetti eccellenti, nei quali è però evidente che l’unico e vero "Re del rock" è solamente lui, "The Killer". Lo si capisce già dalla copertina del disco, che lo ritrae davanti a quel pianoforte infuocato, un’immagine indissolubilmente legata alla sua musica. Jerry Lee Lewis quello strumento in fiamme lo suonò davvero, poco prima di consegnare il palco ad un certo Chuck Berry, che per fama meritava di chiudere la serata: "Nessuno segue il Killer!", disse con gli occhi ancor più infuocati del suo pianoforte. Imperdibile, in proposito, la trasposizione cinematografica in "Great Balls of Fire!", il film-biografia che lo vede interpretato da Dennis Quaid (la sua giovanissima moglie era invece Winona Ryder). Un’ultima chicca: per chi volesse rivivere oggi, in Italia, le stesse sensazioni uniche, coinvolgenti ed eccitanti di un concerto dal vivo alla Jerry Lee Lewis, segnaliamo il giovane Matthew Lee. I suoi non sono semplici concerti, ma veri e propri spettacoli dove mostra non solo di essere un musicista eccellente, ma anche un vero e proprio animale da palcoscenico. Davanti al pianoforte, sa infuocare il suo pubblico suonando con piedi, gomiti, in ginocchio o di spalle. Ma non è ancora tempo di parlare di eredi, l’ultimo è ancora lui, Jerry Lee Lewis.

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