Le esperienze dolorose hanno una loro casa

A scoprirla è stato un gruppo di scienziati dell’Università di Torino, guidati da Tiziana Sacco e Benedetto Sacchetti, al termine di uno studio che ha già trovato spazio sulla prestigiosa rivista “Science”. La ricerca ha analizzato le risposte agli stimoli negativi in alcuni topi di laboratorio, evidenziando precisi meccanismi a livello cerebrale che interessano le cortecce sensoriali di “ordine superiore”.

In pratica, le situazioni dolorose tendono ad associarsi a suoni, immagini e odori che, se riproposti, finiscono col riaccendere il ricordo di quanto ci ha segnato. Ora i ricercatori dovranno valutare se quanto accade nei topolini è valido anche nell’uomo, ma le possibilità sono elevate viste la somiglianza delle aree del cervello coinvolte. Forse in un futuro, ancora molto lontano, i medici saranno in grado di agire direttamente alla base delle paure che ogni giorno, a chi più e a chi meno, finiscono col condizionare la quotidianità.

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