Leandro Erlich al Macro di Roma

La mostra del Macro la prima personale italiana in un museo pubblico di Leandro Erlich. Quattro installazioni ambientali a cura di Irma Arestizábal, che rivelano la vera essenza dell’arte di Erlich, quella della cura spasmodica per i particolari che appaiono come una sorta di rebus inquietante attraverso cui l’artista "capovolge" la realtà, ottenendo un effetto poetico ed allo stesso tempo sconvolgente, invertendo la percezione comune di ciò che è reale e di ciò che non lo è, di ciò che è familiare e di ciò che è estraneo. Opere che puntano a provare la presenza dell’ "inesistente". Ciò che interessa a Erlich, infatti, è di evocare attraverso le sue opere un più generale e forte senso cinematografico. "Questo accade – dice l’artista – per il carattere scenografico che molte delle mie opere possiedono e per la mia intenzione di generare un’esperienza narrativa. Un’esperienza che deve essere vissuta e interpretata da tutti coloro che per l’opera transitano". Nell’istallazione del Macro è chiaro il richiamo all’allegoria della Caverna di Platone (da "La Repubblica", libro VII). Si tratta di "Doors" (2004), una sequenza di quattro stanze separate ciascuna da una porta. In “The Staircase” (2005), invece, Erlich rovescia la comune percezione allestendo una tromba delle scale in modo da farla percepire attraverso una successione di piani frontale e non verticale. Un’altra sala ospiterà poi, il modellino di "Bâtiment", la famosa opera che nelle dimensioni originali è stata presentata in occasione della Nuit Blanche a Parigi del 2004. Infine, "Broken Glass" (2005), installazione che ricrea attraverso alcuni dettagli l’ambiente domestico del bagno (100x240x15). In occasione dell’esposizione del Macro, sarà pubblicato un catalogo bilingue, edito da Electa, con testi critici a cura di Irma Arestizábal e Danilo Eccher.

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