Linguaggio: contano i primi tre anni

Lo studio, presentato alla conferenza di Vancouver dell’Acoustical Society of America , conferma l’esistenza di un periodo determinato e limitato della crescita in cui la capacità di apprendere vocaboli e grammatica risulta decisamente maggiore. La comunità scientifica aveva più volte preso in considerazione quest’ipotesi, ma a stupire è che il periodo si collochi così presto nell’età dell’infanzia. Per giungere a queste conclusioni, l’equipe di ricercatori guidata dall’ingegnere acustico Mario Svirsky, ha osservato le reazioni di 96 bambini, di età inferiore ai 4 anni e afflitti da sordità profonda, ai quali era stato inserito nell’orecchio un impianto cocleare per il recupero dell’udito. Si tratta di un dispositivo che, una volta impiantato attraverso un intervento chirurgico, riesce a convertire i suoni in impulsi elettrici che il cervello è in grado di interpretare. Dallo studio è emerso con chiarezza come i soggetti più piccoli, in particolare quelli di età inferiore ai 2 anni, riuscivano ad apprendere più facilmente il linguaggio. Secondo Svirsky la ricerca confermerebbe anche l’importanza di eseguire simili interventi nei primissimi anni di vita, così da dare ai bambini sordi la possibilità di sviluppare meglio il linguaggio. Una teoria questa, che non convince tutti gli esperti. Altri sostengono infatti come sia più importante ed utile per i bambini che inizino da subito ad imparare il linguaggio dei segni.

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