Linux ha il minor numero di bug

I cinque ricercatori della Stanford University hanno analizzato il codice del kernel 2.6 di Linux, l’ultima versione disponibile, decretando il risultato ottenuto come “notevole”, soprattutto se rapportato ai test eseguiti sulle piattaforme commerciali, delle quali però non si dispongono dei codici sorgenti. Rimane però un dubbio sollevato da alcuni sulla rilevanza delle vulnerabilità riportate, in quanto ad un numero maggiore di bug potrebbero non corrispondere altrettante falle ritenute critiche per il sistema. Se per i software commerciali non è stato però possibile indagare a fondo, per le ovvie restrizioni sul codice, Linux ha invece evidenziato che dei 985 bug riscontrati nel “core”, 627 riguardano parti critiche del kernel, 569 inducono a crash del sistema, 100 sono catalogabili come vulnerabilità di sicurezza e 33 influiscono sulle prestazioni del sistema. Il progetto non si ferma comunque con questo primo rapporto, i ricercatori dell’Università di Stanford stanno infatti proseguendo lo studio presso la società Coverity, Automated Error Prevention and Source Code Analysis, di San Francisco (CA, USA). La società americana, specializzata in strumenti per debugging e l’analisi dei codici, è infatti al centro di un operazione che permetterà agli sviluppatori di Linux di accedere ai rapporti periodici relativi alle analisi effettuate sul codice di Linux. Per quanto non analizzabile allo stesso livello di Linux, i ricercatori di Coverity stimano il livello qualitativo di Linux molto vicino, o addirittura superiore, a quello di Windows. Da sottolineare inoltre, che Microsoft utilizza strumenti simili a quelli di Coverity per l’analisi del proprio codice di Windows.

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