L’Italia della medicina alternativa

Lo studio è stato presentato a Carrara, in occasione di Erbexpo,
il salone dedicato all’erboristeria, alla medicina naturale, al termalismo e al benessere naturale.
Obbiettivo: accertare per la prima volta, nella misura del possibile, il grado di accettazione delle medicine alternative, il livello del consumo e le reali motivazioni degli utenti.
Nove le domande del questionario: età, sesso, residenza, professione, uso in famiglia, risultati, motivazioni, qualità
dell’informazione, trasparenza delle etichette. In totale sono state raccolte 1177 risposte. Ecco i risultati.
Fanno uso di medicine complementari più le donne (62% del campione) degli uomini (38%).
L’età prevalente oscilla tra 30 e 60 anni. In particolare, il 30% dichiara di avere fra 30 e 50 anni e il 35% fra 50 e 60. I più anziani (60-70 anni) sono quelli che meno si interessano alle nuove metodiche (15%). I più giovani (20-30 anni) sono invece il 20%.
La maggioranza delle risposte (49%) appartiene alle regioni del nord, il 37% al centro, il 14% al sud.
“Per quanto proprio al sud”, commenta Passagrilli, “siano fioriti negli ultimi anni sia numerosi centri di formazione sulle medicine complementari, che vivai di culture
biologiche”. Quanto alla professione, tra i 1177 che hanno risposto al questionario
c’è una predominanza di impiegati (28%) seguiti dai pensionati (27%). I liberi professionisti sono il 17%, gli imprenditori 11%, gli artigiani 10%, altri 7%.
Piuttosto sorprendenti le risposte circa l’uso che delle medicine complementari si fa in famiglia: il 68% dichiara che le utilizzano tutti i componenti, il 22% solo la moglie, il 7% il marito, i figli 3%.
“Risposte”, spiega Passagrilli, “che suggeriscono da un lato una forte motivazione a partecipare a questo tipo di sondaggi quando in famiglia
c’è una cultura specifica del naturale, dall’altro che si tende anche a non coinvolgere i bambini quando questa cultura
manca”. Dalle risposte si evince comunque che i risultati delle terapie complementari sono considerati buoni (65%), soddisfacenti (20%), insoddisfacenti (15%).
“L’insoddisfazione”, ricorda ancora Passagrilli, “potrebbe essere determinata sia da una cattiva preparazione del professionista che ha gestito il rapporto col paziente (siamo appunto in attesa di una legge che regoli la formazione degli operatori, medici e non), che dalle aspettative troppo alte del paziente, magari causate da informazioni
improprie”. Come si arriva alle medicine complementari? Per semplice curiosità (21%), per condivisione della filosofia alla base di queste tecniche (48%), per volontà di fuga dalla medicina ufficiale (31%).
“Anche questo dato”, sottolinea il professore, “potrebbe essere interpretato come frutto di un cattivo rapporto tra medico e paziente, oppure come paura del mondo della chimica e delle valutazioni statistiche che determinano i protocolli di
applicazione”. Quanto alle informazioni ottenute dai media il 60% le giudica sufficienti, il 25% vorrebbe averne di più, il 15% le ritiene inadeguate. Infine un dato che le norme
sull’etichettatura dei prodotti in commercio appena varate dovrebbero aver risolto: per il 60% le etichette sono poco chiare, il 25% le boccia e solo il 15% le giudica positivamente.

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