L’Italia sceglie le cure fai da te

Considerando che tra gli occupati, il 36,9% per andare dal medico deve fare richiesta di un permesso al datore di lavoro (il 42,9% delle donne ha tale obbligo) e la durata del permesso per recarsi dal medico è pari, in media, a tre ore lavorative, risulta evidente come ricorrere a farmaci di automedicazione consenta di impiegare il tempo che altrimenti andrebbero perse. Un fattore che sembra aver compreso la quasi totalità degli italiani, che dichiara infatti di utilizzare farmaci vendibili liberamente in farmacia senza ricetta. Tra i cittadini che ricorrono ai farmaci OTC (o SOP), è il 47,1% a dichiarare di utilizzarli molto o abbastanza e, in particolare, a farne un uso più intenso sono le persone con età compresa tra 30 e 44 anni (53,7%), ossia in età attiva. Dall’indagine è inoltre emerso che gli italiani ritengono il fattore prezzo quale il più rilevante nei processi di scelta dei farmaci “da banco” da utilizzare. L’89% del campione ritiene infatti necessario che nella comunicazione sui farmaci senza ricetta si parli anche del prezzo e l’86,5% chiede che nelle farmacie siano esposti i prezzi dei farmaci di automedicazione, così da poterli confrontare. Gli italiani desiderano quindi più farmaci da automedicazione, ma in un quadro di regole e controlli. Angelo Zanibelli, presidente di ANIFA (Associazione Nazionale dell’Industria Farmaceutica dell’Automedicazione), ha dichiarato: “La vera sfida è quella di far entrare l’intero nostro settore nel processo di competitività, richiamando l’attenzione delle istituzioni sanitarie, economiche e industriali sull’importanza dell’automedicazione responsabile come elemento indispensabile nella crescita culturale e nella responsabilizzazione del cittadino, nell’ottimizzazione delle risorse economiche e sanitarie e nello sviluppo dell’industria farmaceutica. Avere una industria farmaceutica, con tutto il valore aggiunto ad essa connesso, deve essere considerata una scelta strategica per il Paese”. In Italia, sottolinea poi il Censis, l’autocura è ormai pratica acquisita e considerata come risorsa, come fonte di produzione di un bene come la salute. Un costume che si rivela proficuo sia per le aziende che per il cittadino, ma per assicurare il rilancio del settore occorre intervenire lungo le direttrici di una nuova politica industriale e sanitaria che crei condizioni di reale competitività.

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