Lo scafandro e la farfalla, dirige Schnabel

All’età di 43 anni, l’allora carismatico direttore di ELLE Francia, Jean-Dominique Bauby, viene colpito da un ictus devastante che ne rende inattivo il sistema cerebrale e ne cambia la vita per sempre. Superato un iniziale stato di coma, si sveglia per scoprire di essere vittima di una sindrome locked-in. E’ vigile, ma prigioniero dentro il suo stesso corpo. Costretto a confrontarsi con quest’unica prospettiva di vita, Bauby riesce a costruire un ricco universo interiore per trovare dentro di sé le uniche due cose non paralizzate: l’immaginazione e la memoria.All’Hospitale Maritime di Berck-Sur-Mer impara un alfabeto completamente nuovo, che codifica le lettere più frequenti del vocabolario francese. Queste parole, queste frasi, questi capitoli dolorosamente espressi lettera per lettera, raccontano la storia di una profonda avventura all’interno della psiche umana e della battaglia tra la vita e la morte. Questo alfabeto riesce a scardinare la prigione del corpo di Jean-Dominique, che lui chiama il suo scafandro, ed apre gli sconfinati territori della libertà interiore, la farfalla. "Sono stato cieco e sordo o ci è voluta l’amara luce di un dramma per trovare la mia vera natura?" Una domanda importante che apre ad altre. "Ci vuole la sindrome locked-in per rendere cosciente un essere umano e per creare empatia con gli altri? Ci dobbiamo ammalare perché gli angeli vengano a salvarci?". Da venerdì 15 febbraio al cinema, "Lo scafandro e la farfalla" è un viaggio senza tempo per cuori ancora in grado di comprendere la leggerezza di chi, una volta rimasto senza ali, ha imparato a volare.

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