L’otium, che trendy

Seconda avvertenza: prendetevela con molta calma, tanto non vi corre dietro nessuno. Ora, si diceva che
l’otium sembra destinato a nuova fortuna, almeno a giudicare dai recenti successi editoriali dedicati
all’argomento. Per la verità, una vera e propria pietra miliare per gli appassionati della materia, può essere considerata
l’indimenticabile opera di Jerome Klapka
Jerome, “The idle thoughts of an idle fellow. A book for an idle holiday”. I “Pensieri oziosi di un
ozioso”, pubblicati per la prima volta nel 1886, sono materia da cultori, una vera opera illuminante, nonostante le parole dello stesso autore che, in prefazione, scrive:
“Oggigiorno, i lettori pretendono che un libro corregga, istruisca ed elevi. Questo mio volume non eleverebbe una mucca. In coscienza, non posso raccomandarlo per nessun utile
scopo”. Au contraire, riteniamo che questa sia una lettura edificante quanto mai. Tanto che una sorta di cordone ombelicale lega
l’umorista inglese con la recente riscoperta dell’otium. Stiamo parlando di “The
Idler”, letteralmente il fannullone, il pigro, una nota rivista inglese dedicata ad uno stile di vita che potrebbe essere definito slow. La rivista vanta nobili origini tanto che lo stesso Jerome K. Jerome, ne fu editore associato nel 1892 ed alla sua realizzazione contribuirono personaggi del calibro di Mark Twain e Conan Doyle. La redazione del trimestrale inglese, il cui sottotitolo è emblematico
“La rivista per coloro che vivono per oziare”, pare non sottrarsi all’idea fondante che
“è difficile lavorare, non facendo nulla”, visto che gli stessi giornalisti si ritirano sovente in un cottage e si dedicano a gare di freccette, canti alla chitarra ed ascolto di vecchi vinili. Dal sito web della rivista, in cui scrittori e umoristi esaltano i piaceri
dell’ozio e della pigrizia e combattono l’idolatria del lavoro, è possibile acquistare graziosi gadget in cui campeggiano loghi a base di lumache e scritte del tenore
“il lavoro uccide”. Attualmente “The Idler” è diretta da Tom
Hodgkinson, ed è considerata una rivista cult in Inghilterra. Hodgkinson, che collabora anche con il «Sunday Telegraph», il «Guardian» e il «Sunday Times», per un certo periodo si è dedicato
all’importazione di assenzio dalla Francia in Gran Bretagna. È autore di un notevole manifesto dedicato alla pigrizia nonché di un gustoso libro dal titolo
“L’ozio come stile di vita”. Analogo tema per altre due pubblicazioni che possono essere inserite nello stesso filone letterario:
“… E vinse la tartaruga. Elogio della lentezza: rallentare per vivere meglio” di Honoré Carl ed
“Elogio della lentezza. Sette passi indietro per trovare il tempo che non pensavi di
avere” di Seiwert J. Lothar. Ma quello che a buon titolo può essere considerato un vero e proprio fenomeno editoriale è
“Buongiorno pigrizia” di Corinne Maier, un best seller internazionale che oltre ad aver venduto in Francia 300000 copie è in corso di traduzione in più di 20 paesi. Da una recente intervista rilasciata
dall’autrice al Journal du
Management, si evince che la ricetta di tale successo è assai banale e, in definitiva si riduce ad un semplice comportamento: fare finta di lavorare. Se per un operaio, non è possibile, perché sorvegliato in modo permanente, più facile risulta a molti lavoratori dipendenti, fra i quali i quadri di basso livello e i tecnici. Difficile riconoscere
l’otium latino in questa filosofia? Forse. Ma ogni epoca ha i pensatori che merita…

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