Luca Zaia inaugura un Vinitaly anti crisi

"Ci siamo dati l’obiettivo di contrastare un clima generale negativo, proponendo una ‘fiera positiva’ – spiega Zaia -, che sa costruire relazioni, favorire contatti, accompagnare operatori, far sottoscrivere contratti".Dare fiducia, interesse, attesa sono quindi gli obiettivi del più importante Salone internazionale dei vini e distillati, che nei suoi cinque giorni di manifestazione (2-6 aprile 2009) prevede l’arrivo di 160 mila operatori da oltre 100 Paesi. Le previsioni si basano sul numero di pre-adesioni di quest’anno, aumentato del 50% rispetto allo scorso anno per i visitatori esteri e del 20% per i nazionali.Un risultato ottenuto investendo ancora più che in passato sulla ‘domanda’, per offrire un numero sempre maggiore di occasioni di affari e compratori su misura per ogni azienda presente. D’altronde lo scenario in cui i vitivinicoltori italiani si devono muovere in questo momento sono stati delineati dal ministro Zaia e da Galan. Nel 2008 l’Italia ha esportato il 7% in meno in termini di quantità, ma con una crescita dell’1,7% in valore, a dimostrazione del fatto che la qualità è sempre più apprezzata sui mercati esteri. Si è trattato di 3,6 miliardi di euro su un totale dell’export agroalimentare italiano di 24 miliardi di euro. La principale criticità da affrontare è la riduzione dei consumi, che ha varie cause. Da quella generale del passaggio del vino dallo status di alimento a quello di prodotto voluttuario, che ha portato a un dimezzamento dei consumi pro capite in Italia, ai motivi salutistici, fino a quelli legati a una legislazione che ha fissato limiti per la guida molto restrittivi. Senza dimenticare il difficile momento congiunturale e la maggiore concorrenza sui mercati internazionali."E’ intollerabile – ha detto il ministro Zaia – considerare in stato di ebbrezza chi ha bevuto due bicchieri di vino e ora la Commissione trasporti vuole abbassare fino a 0 il limite di presenza di alcol nel sangue per i minori di 21 anni. Questo atteggiamento – ha aggiunto – dimostra che esiste un problema di approccio alla questione".In tema di qualità, Zaia ha poi affermato: "No al nome dei vitigni per i vini generici, no a pratiche enologiche come la dealcolizzazione, no al rosè fatto con un po’ di vino rosso e un po’ di bianco. Sì invece a controlli sempre più precisi perché così si tutelano gli anelli deboli della filiera, che sono i produttori e i consumatori, sì alla difesa delle denominazioni, che da oggi possono contare su una docg in più: il Prosecco".

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