May Day, May Day…

May Day, o meglio
Giorno di Maggio, il richiamo d’aiuto riconosciuto internazionalmente. In effetti ci eravamo sempre chiesti perché nei film di guerra si invocasse soccorso utilizzando
“may day”. Certo, detto dal pilota di un bombardiere che sta precipitando o da un marinaio che sta colando a picco il termine assume una sua drammatica efficacia. Immaginate però cosa accadrebbe a pronunciarlo in italiano, magari a bordo di un canotto sgonfio che imbarca acqua da tutte le parti.
“giorno di maggio, giorno di maggio…” non si riuscirebbe ad attrarre l’attenzione del bagnino neanche continuando ad urlare per ore. Salvo, poi farsi accompagnare da due nerboruti infermieri al primo posto di ricovero coatto. Misteri delle lingue! Eppure may day significa letteralmente
giorno di maggio, ma la ragione per cui abbia assunto l’uso comune, non ci è chiara. Ne ci è stata di particolare ausilio la grande rete, cui abbiamo affidato la nostra richiesta di aiuto. Digitando
“may day” nei principali motori di ricerca, infatti, siamo riusciti solo a stabilire che era usato durante la prima guerra mondiale quando venivano colpiti i piloti inglesi che sorvolavano la Francia per bombardare le linee tedesche o ingaggiare duelli aerei con gli squadroni guidati dal Barone Rosso. Od anche che May Day somiglia alla parola francese
“m’aidez” (aiutatemi) e che è convenzionalmente in uso in tutto il modo dal 1948. Pazienza. In compenso la ricerca non è stata vana,
tant’è che abbiamo scoperto che l’equivalente della festa di May Day dei paesi anglofoni, è Beltane o Beltaine, che
nell’est europeo viene chiamata Beltine, per i pagani era Valpurga e nel nostro folklore è nota come Calendimaggio. La si festeggia nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, data in cui gli antichi Celti celebravano il passaggio alla bella stagione. Sfogliando un articolo del solito Alfredo Cattabiani, l’indimenticato autore del “Lunario”, abbiamo rinvenuto altre interessanti informazioni: “Sulla notte, si diceva, vegliava la Grande Madre della fertilità che governava il destino dei viventi e dei morti. Con la cristianizzazione dell’Europa centrale la notte del 30 aprile subì una metamorfosi perché si raccontava che vi si dessero convegno spiriti inferi, streghe e stregoni che si dovevano espellere grazie all’intercessione di Santa Valpurga: una monaca inglese (710-778), diventata badessa del monastero tedesco di Heidenheim presso Eichstatt, dove fu sepolta il 1° maggio 871 nella chiesa di Santa Croce, che ha ereditato le funzioni della Grande Madre e ha dato il nome alla notte, chiamata popolarmente «la notte di Valpurga». Il 1° maggio, cacciate le streghe, ovvero ricacciati i morti negli inferi, si portava e si porta ancora, dove la tradizione è sopravvissuta, un albero dal bosco collocandolo in mezzo al paese: è l’Albero di Maggio o semplicemente il
Maggio”. Così, sotto gli auspici di Santa Valpurga, non senza aver tentato un ultimo may day di circostanza al centro assistenza del climatizzatore, abbiamo abbandonato i locali di Jugo. Con animo sollevato ci siamo fermati al provvidenziale chioschetto lungo la strada ed abbiamo acquistato pane, fave, maialino in porchetta e pecorino fresco. Finalmente, muniti di un tale survivor kit, non ci è restato che trovare un adeguato albero di maggio sotto la cui ombra abbandonarci
all’oblio dell’eterno ritorno degli archetipi. May day, may zzz, zzz…

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