Mi presenti i tuoi? Intervista al cast

Ben, il cast di questo film è davvero ben nutrito. Qual è stato l’attore la cui vicinanza ti ha messo più in soggezione?
S: Beh, inizialmente Dustin, la prima volta che ci siamo incontrati; l’immagine e la stima che avevo di lui era così alta da farmi sentire completamente a disagio. L’idea di lavorare con Barbra, Dustin e Robert mi intimidiva, ma è sparita subito, dopo un paio di giorni, non appena abbiamo iniziato le prove, eravamo solo attori seduti insieme che stavano provando a far funzionare questo lavoro. Ho sentito un grande affetto provenire da parte di Barbra e Dustin, come genitori (Barbra gli tocca i capelli). C’è un sacco di fisicità, anche Dustin lo farebbe se non fosse così imbarazzante.

Signor Hoffman, poco tempo fa lei è diventato nonno. Che sensazione le sta dando questo nuovo ruolo? Se la sente di dare qualche consiglio alle giovani coppie di genitori?
D: È tempo per me di essere nonno (ride) prima di essere padre. Non mi dà alcun fastidio. Lo stereotipo è quello di sentire gente che sta per diventare nonno o nonna e dice “Io non voglio essere chiamato nonno o nonna!”. È divertente. È meraviglioso. Si prova un sentimento straordinario perché ti avvicini al momento in cui dovrai morire e ti dicono che hai fatto un salto generazionale. In altre parole, sei più simile ai tuoi nonni che ai tuoi genitori. Questo è quello che senti, no?

B: No, non l’ho mai sentito.

S: No, neanche io.

D: Beh, quando guardo Gus – è questo il suo nome – quando lo guardo riesco a vedere che dentro di lui c’è parte di me. È un sentimento differente da quello che avevo nei confronti dei miei figli. Penso che anche loro abbiano qualcosa di mio ma la magia è che… lui ha qualcosa di più. È un miracolo e io non so spiegarlo a parole.

Un seguito al primo film è sempre stata una certezza, vero?
S: Non finché non abbiamo avuto una storia che tutti ritenessero abbastanza buona e divertente. Per questo ci abbiamo messo un po’ a realizzarlo. Anche perché, subito dopo aver finito di girare il primo episodio, hanno iniziato a scrivere un’altra storia e ci sono voluti un sacco di copioni-prova e diversi scrittori per arrivare dove siamo arrivati, dove tutti volevano arrivare.

Non hai mai pensato di usare i tuoi veri genitori per il ruolo dei Focker nel film?

S: Ho lasciato che del cast si occupassero Jay ed i produttori. Non ho mai avuto la minima idea di dire ai ragazzi «Hey, mettete i miei sotto contratto!» Penso che per me sarebbe stato un po’ assurdo fare un film con loro, pazzesco dal punto di vista psicologico. Avrebbe creato un po’ di confusione nelle relazioni con i miei genitori. È come ha detto Barbra, non ci devi mai pensare… ma queste cose poi davvero hanno delle ripercussioni sulla tua vita reale. Mio padre si comporta come Dustin, gli piace essere irascibile ed invadere i miei spazi per farmi impazzire. È qualcosa di asfissiante e allo stesso tempo estremamente affettuoso che non puoi capire finché non hai un figlio tuo, finché tu stesso non diventi padre. Un tipico sentimento da genitore. Ho una figlia di due anni e mezzo e tutto ciò che voglio è abbracciarla e baciarla; lei di questo si sta già stufando (ride). Non lo capisci come figlio fino a quando non ne hai uno tuo.

Dustin e Barbra, vi conoscevate da molto tempo ma non avevate mai recitato insieme in un film. Questo ha cambiato il vostro rapporto?
B: Stiamo lasciando i nostri rispettivi partner e stiamo per fuggire insieme!

(risate)

D: È una domanda interessante. In tutti questi anni non abbiamo mai socializzato, nonostante ci conoscessimo. Io andavo a sentire i suoi concerti ma ero anche impegnato con le mie cose, lei con le sue. Io vivo su di una costa, lei sull’altra. Credo che a nessuno dei due piaccia la vita mondana delle feste; sia a lei che a me piace stare a casa. Ma, tutto sommato, tra di noi c’è sempre stata complicità, familiarità, e siamo diventati degli amici molto intimi lavorando giorno per giorno l’uno di fianco all’altra. È interessante che l’intesa sia rimasta identica, forte come allora.

Vi ricordate qualche aneddoto legato al periodo in cui entrambi frequentavate la scuola di recitazione?
D: Una volta ho detto che quando ci siamo incontrati al Thether Studios di New York per la prima volta eravamo solo bidelli che lavavano le latrine. Adesso ci ridiamo su ma lei mi odia quando lo ricordo.

B: All’epoca era ancora un ragazzaccio. Questa storia la raccontò durante la serata in cui l’AFI (American Film Institute) mi assegnò un riconoscimento. Ma la verità è che lui, e lui solo, era il tizio che si occupava della pulizia delle toilette. Non ho mai pulito le latrine! Io facevo la baby-sitter per pagarmi le lezioni. Allora eravamo solo compagni di classe. Dopo la serata dell’AFI lo chiamai e gli dissi «Non dire che pulivo le toilette con te. Sai che non l’ho mai fatto. Io facevo la baby-sitter». Ma lui disse «Si ma la mia storia è migliore della tua». Io gli risposi che credo solo alla verità.

Jay Roach dice che la scena del massaggio con Robert De Niro è stata l’unica a convincerti a fare questo film
B: Io gli dissi che, nella sceneggiatura che avevo letto un anno prima, tra il mio personaggio e quello di De Niro non c’era alcun contatto fisico. Per cui ho suggerito «Che ne dici se gli faccio un massaggio sensuale o qualcosa del genere? Devo avere qualche interazione con lui. Se hai me e De Niro in un film devi metterci qualcosa!» E così è stato. Ha deciso di inserire la scena del massaggio.

Dustin, com’è stato interpretare te stesso in un film?
D: Quando i miei figli hanno visto alcuni stralci del film hanno detto «Papà, è la prima volta che fai il papà nello stesso modo in cui lo fai a casa».

Signora Streisand, perché c’è voluto così tanto tempo per accettare il ruolo?
B: Perché sto così bene a fare cose per cui non vengo giudicata. Come il giardinaggio, ad esempio. In realtà io sono stata giudicata anche per questo perché c’è una rosa che porta il mio nome e che ha vinto il premio per la miglior fragranza. Si chiama Barbra Streisand: è un fiore che parte con un rosso Borgogna, per poi mutare verso un malva e che in fine si trasforma in uno color lavanda; è una rosa molto bella. Insomma il fatto è che mi piace stare a casa, con la gente a cui voglio bene; adoro arredare la mia casa e credo che sia un’esperienza molto creativa. È come fare un film. Non mi manca il lavoro e penso che quando sei felice e soddisfatto della vita che fai, non senti il bisogno di colmare il vuoto con qualcosa come un film o un album. Sono solo pigra. Scrivo sul mio sito web di politica. Mi piace essere desiderata ma molta gente è intimidita dal mio essere famosa, specialmente i registi. Jay, invece, non lo era completamente. Era molto collaborativo e aperto alle mie idee. Penso che sia un segno di grande talento non aver paura delle opinioni degli altri.

Tornando alla scena del massaggio. Come dice Ben Stiller nel film: com’è stato cavalcare Robert De Niro come un Seabiscuit?
B: È un duro lavoro – mi sembro il presidente Bush (ride). È un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo. (ride tantissimo). Credo che abbiamo lavorato su quella scena per 16 ore di fila. È stato questo il lavoro difficile.

Gli hai fatto male?
B: Io mi sono fatta male. Al polso e alla schiena.

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