Mobili o imMobile?

Da tempo, oramai, il limite tra telecomunicazioni ed informatica è un confine che non esiste più. Ma di questa cosa oggi se ne accorge (o meglio non se ne accorge) anche la casalinga di voghera che chiama le amiche con il Pc utilizzando la piattaforma tecnologica VOIP, paga i biglietti del treno con un SMS e fa la spesa con il mouse. Dietro a questa esplosione di servizi nei quali è veramente impossibile trovare l’esatto confine tra comunicazione e informatizzazione, stanno multinazionali planetarie che, nel totale movimento schizzofrenico dei loro clienti, rappresentano la forza “immobile” di tutto questo incredibile via vai di corpi, comunicazioni e informazioni.

E immobili, queste grandi compagnie, lo sono in due sensi: da un lato l’immobilità delle sedi fisiche di queste multinazionali, dall’altra una sorta di immobilità tecnologica rappresentata dalle piattaforme attraverso le quali questi servizi vengono erogati ai clienti. Ma persino da questo secondo punto di vista l’immobile si sta trasformando in mobile sotto la spinta irresistibile di quel “movimento” che propagandando la condivisione del sapere ha rivoluzionato il modo di fare informatica. E se è vero come è vero che informatica e telecomunicazione stanno per coincidere, ecco allora che diventa quasi naturale il passo che Red Hat a fatto verso il mondo TLC.

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