Morto Andreotti, oggi i funerlai privati

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Si tengono oggi in forma privata i funerali di Giulio Andreotti nella Chiesa di San Giovanni Fiorentini vicino alla casa del senatore a vita. Niente camera ardente in Senato, dunque, che invece è stata aperta ieri nel pomeriggio nella sua abitazione di corso Vittorio Emanuele a Roma. Nel suo discorso di ieri alla Camera, esprimendo cordoglio per la scomparsa del senatore a vita, il Presidente Laura Boldrini ha rispettato un minuto di silenzio insieme tutti i deputati.

Uomo di spicco della politica italiana, nonché il più longevo, politicamente parlando, Giulio Andreotti è stato uno dei principali esponenti della Democrazia cristiana. Ha partecipato, dal 1945 in poi, alle assemblee legislative italiane, dalla consulta nazionale all’Assemblea costituente, sbarcando poi in Parlamento come deputato nel 1948 e fino al 1991, anno in cui viene nominatosenatore a vita. Giulio Andreotti ha attraversato tutte le epoche più importanti della storia del nostro Paese: dall’ascesa e morte del fascismo, all’omicidio Moro, alla nascita del Partito Popare Italiano (celebre è il suo commento: “di tutti e tre sono rimasto solo io“). È stato per sette volte Presidente del Consiglio ed è stato nominato Ministro di pressoché tutti i Decasteri, anche più volte.

La sua carriera è stata sempre costellata di vicende importanti, spesso controverse, a partire dai primi anni Sessanta quando, da ministro della Difesa, rimane coinvolto nel caso del tentato golpeda parte del generale De Lorenzo, passando poi per lo scandalo P2  fino ad arrivare alle sue vicende giudiziarie che lo videro imputato per mafia. Eattamente dieci anni fa, il due maggio del 2003, Giulio Andreotti è stato giudicato dalla Corte d’Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Assolto per i fatti successivi al 1980, i giudici, dichiarano i non luogo a procere per gli anni precedenti. La Cassazione conferma la sentenza d’Appello sottolineando però la  “concreta collaborazione” con esponenti di spicco di Cosa Nostra fino alla primavera del 1980.  Il reato era “ravvisabile” ma non più perseguibile per intercorsa prescrizione.

Il senatore a vita Giulio Andreotti lascia qualcosa come un archivio di 3500 faldoni contenenti le sue memorie e le memorie del nostro Paese.

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