Nasce il cellulare che fiorisce

Gli apparecchi Hi-Tech, in special modo i cellulari, sono infatti soggetti ad un ricambio continuo, dovuto al veloce rinnovamento a cui la tecnologia è soggetta. Il nuovo prodotto risulterebbe quindi un toccasana per l’ambiente, “alleggerito” dall’immissione massiccia di materiali inquinanti come quelli del settore tecnologico ed impreziosito da un piccolo seme di girasole. Gli scienziati dell’Università di Warwick hanno utilizzato un polimero realizzato dall’azienda di materiali Pvaxx Research & Development in collaborazione con l’americana Motorola, caratterizzato dall’aspetto del tutto simile alla comune plastica, ma biodegradabile ed in grado di nutrire il seme contenuto all’interno grazie ai nitrati che si sviluppano dal processo di decomposizione del polimero polivinilalcoolico. Il seme di girasole contenuto nell’involucro rimarrà così in uno stato di quiescenza sino al giorno che, piantato, verrà a contatto con l’acqua. Peter Morris, portavoce della Pvaxx, conferma che si tratta di “una plastica completamente biodegradabile e non tossica” e che troverà presto applicazione in altri settori. Di tipo rigido o flessibile, la nuova plastica è il frutto di oltre 5 anni di messa a punto ed altrettanti di elaborazione. Finalmente il nuovo polimero entrerà nel mercato, con un impatto positivo per l’ambiente, infatti secondo gli scienziati di Warwick: “circa 650 milioni di cellulari saranno venduti quest’anno, e la maggior parte di essi saranno gettati via entro due anni, invadendo l’ambiente con plastica, metalli pesanti e prodotti chimici. Un involucro biodegradabile può ridurne l’impatto sulla natura.” Motorola si mostra invece più cauta, aggiungendo che nel caso decidesse di adottare questo nuovo materiale, bisognerà comunque attendere il secondo trimestre del 2005 per avere un prodotto commerciale. Non resta ben chiara la sorte del seme di girasole, coccolato dai nitrati del polimero biodegradabile, ma minacciato dai materiali elettronici e dalla batteria, ancora altamente inquinanti. Si tratta comunque di un bel passo avanti nella giusta direzione.

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