OPEN 11: arte in mostra a Venezia Lido

Un percorso nel mondo contraddittorio dell’arte contemporanea, dove la molteplicità dei linguaggi, dal digitale alla più tradizionale tecnica pittorica, si esprime con un gioco di armonie e contrappunti in un circuito all’aperto tra spazio, opera e fruitore. Ideata e curata da Paolo De Grandis e co-curata da Carlotta Scarpa, la mostra si avvale di interventi curatoriali consolidati, come quello con Chang Tsongzung, Enrico Pedrini e Nevia Pizzul Capello fino alla nuova e prolifica collaborazione avviata con Anna Caterina Bellati che ha tracciato un percorso basato ampiamente sulla produzione italiana per risvegliare la sensibilità, lo stile e la forza creativa originaria di
questo panorama espressivo nazionale da tempo sottovalutato.Il percorso espositivo si snoda lungo i lavori di quarantadue artisti provenienti da tutto il mondo per costruire un pensiero geografico; non solo una soglia etnica e politica ma soprattutto un’idea. Uno spunto per poter parlare di viaggi ed attraversamenti, di forze e poteri. Uno spiraglio, per varcare insospettabili interazioni sociali e artistiche. Dalla Cina alla Francia, dall’Italia agli Stati Uniti, ogni partecipante della mostra si fa carico di rappresentare e ricoprire un ruolo in qualità di esponente del proprio paese d’origine. Realizzate, quasi tutte, per questa occasione, le sculture, i video, le installazioni, i quadri e l’opera sonora sono spazi di riflessione nei quali l’arte rinnova la tensione verso l’indefinito, sottraendosi alla forma e alla finitezza del senso. Così come il progetto ambientale curato da Gloria Vallese – da due anni attiva promotrice della giovane arte contemporanea ad OPEN – e realizzato dai sette artisti dell’esordiente gruppo C.R.E.A.M. alle prese con la rilettura della storia dell’Isola di San Servolo dimora di follia ed alienazione fino al XVIII secolo. Dal monolitico busto di cemento e ghisa dell’acclamato artista inglese Marc Quinn, raffigurante il controverso "Darth Vader" di Guerre Stellari, fino agli autobiografici "Red Boys" dello jongleur asiatico Chen WenLing. Da vedere ancora lo scaramantico toro aureo di Christian Balzano, l’imponente scultura figurativa di Cyrille André, le declinazioni iperrealiste di Carole A. Feuerman fino alla maestria di Oliviero Rainaldi e la forza materica di Mauro Benatti.

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