Operazione Downshifting: scalare la marcia per tornare alle origini

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Molti di noi hanno imparato il significato di questo termine a proprie spese. Ci siamo arrivati per intuito, disperazione, speranza: una evoluzione di pensiero che si è trasformata in un nuovo stile di vita. Il downshifting ’nasce’ nel mondo anglosassone agli inizi degli anni novanta, come cambiamento moderato del proprio stile di vita, al fine di neutralizzare il crescente impatto negativo che una società fortemente industrializzata impone, in termini di stress fisico e psicologico.

Se vostra moglie, tornando alle otto di sera dall’ufficio, si libera delle scarpe con tacco di dieci centimetri e va alla ricerca dei rotoli di lana per poter sferruzzare davanti alla televisione con una certa aria di compiacimento disegnata sul volto, beh, non preoccupatevi. Lei sta facendo downshifting. E sicuramente lo state facendo anche voi, quando decidete di spegnere il computer, lasciando da parte quella relazione così importante, per portare vostro figlio alla partita di calcio.

Arriva un momento nella vita in cui è necessario “staccare la spina“, senza per altro dover arrivare a prendere una nave per le Americhe, lasciandosi alle spalle una casa, una famiglia, delle relazioni e un lavoro, tutti a loro modo vissuti come una gabbia emotiva e psicologica. Lo scopo, invece, è proprio quello di evitare di arrivare ad un “punto di rottura”, investendo in unariqualificazione del proprio stile di vita, non più improntato e focalizzato alla sola ricerca di un successo economico ma al conseguimento di una realizzazione personale, fatta soprattutto di “cose semplici”.

L’Oxford Dictionary lo definisce “il cambiamento di una carriera o di uno stile di vita finanziariamente appagante ma altamente stressante per uno più rilassato e maggiormente soddisfacente, anche se meno remunerativo“. Esiste, quindi, una correlazione diretta tra uno stile di vita “da manager in carriera” e uno stato di costante stress, e allo stesso tempo – notate se è poco - non esiste alcuna correlazione tra alti guadagni economici e soddisfazione personale. In altre parole, la nostra corsa al successo, fatta di rinunce – nostre e familiari – di straordinari non pagati, di sacrifici non riconosciuti, è destinata a perdersi come lacrime nella pioggia… Nessuno se ne accorge, tantomeno il vostro datore di lavoro, e il raggiungimento della meta avrà quasi sicuramente un retrogusto amaro.

In Italia il downshifting ha iniziato i suoi primi passi intorno al 2005. Spesso, purtroppo, ha vestito gli abiti della scelta obbligata, a fronte di situazioni di mobbing silente attuato a danno di madri-lavoratrici, le quali si sono viste obbligate ad un “ridimensionamento” della loro vita lavorativa fino a scelte di auto-licenziamento. A fronte di queste realtà, molto più numerose di quanto non si creda perché spesso taciute in quanto macchiate di vergogna per aver dovuto “gettare la spugna”, nascono sempre più numerosi blog e siti che insegnano a vivere meglio e consumare meno, a condividere esperienze personali e ad imparare a reagire prima che la “rottura interiore” sia definitiva.

Proprio per sensibilizzare la società su questo tema, nel 2003 è stata istituita l’International Downshifting Week, che quest’anno si terrà dal 20 al 26 aprile all’insegna del vivere slow e che, come ci promette la fondatrice Tracy con fare sibillino, potrebbe persino cambiare il colore del nostro mondo.

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