Opere d’arte: codice a barre contro i falsi

Il sistema è stato messo punto dal Gruppo nazionale di Geofisica della Terra Solida del Cnr utilizzando una tecnica della microgeofisica ad alta risoluzione, in particolare della tomografia sonica. Il prof. Pietro L. Cosentino ha spiegato: "Il principio è quello di far risuonare gli oggetti con opportune sollecitazioni meccaniche, come ad esempio con un martelletto gommato, valutando tutte le frequenze delle vibrazioni che si producono nell’opera. Lo spettro di queste frequenze può essere rappresentato in un grafico del tutto simile al codice a barre che contrassegna i prodotti al supermercato. Questa impronta identificativa può essere rilevata, senza alcuna invasività sull’opera, in materiali lapidei, metallici, lignei e ceramici"."La diversità di impronta di due vasi apparentemente uguali – ha proseguito Cosentino – dipende non solo dalla forma e dal materiale costitutivo dell’oggetto, ma anche da tutti i ‘difetti’ sempre presenti nell’opera realizzata a mano. Tali caratteristiche determinano modi diversi di vibrare per ogni manufatto. Quando l’oggetto si degrada, l’impronta può variare: lentamente se il degrado è nella norma, velocemente se il deperimento è più grave e repentino, a causa di lesioni, rotture, imbibizioni. Pertanto sarebbe opportuno controllare periodicamente, ogni due – tre anni, eventuali piccole variazioni". Importante sottolineare, inoltre, che lo strumento per il rilievo è poco costoso e permette di ottenere un’impronta sonica in poche ore di lavoro.

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