Ottimismo e ansia: è anche questione di Dna

La ricerca si svolge in un laboratorio davvero particolare. Si tratta di quattro paesini nel cuore della Sardegna, dove i ricercatori dell’Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia (Inn) del Consiglio nazionale delle ricerche stanno svolgendo le loro indagini. Tra Lanusei, Ilbono, Elini ed Arzana, gli scienziati stanno studiando, nell’ambito del progetto "Progenia", i geni di 6000 abitanti di una popolazione che è rimasta isolata per millenni a causa della sua insularità e che probabilmente deriva da un numero ristretto di individui "fondatori"."Le diversità tra individuo e individuo derivano dal fatto che ognuno di noi possiede differenti varietà dello stesso gene – sottolinea Antonio Cao, direttore dell’Inn-Cnr e coordinatore del Progetto -. Nella nostra isola le differenze sono minori. E questo ci permette di associare più facilmente la variante genetica a uno o più tratti particolari, quali ad esempio l’elasticità o meno delle arterie (importante per l’insorgenza di alcune malattie comuni come la coronaropatia), o la capacità di affrontare con ottimismo le difficoltà della vita". Dallo studio si evince inoltre l’esistenza di differenze nella componente genetica tra i due sessi.Sempre Cao spiega: "Mentre le differenze dei parametri fisici come altezza e peso tra uomo e donna sono quasi ovvie, quelle nel comportamento per esempio lo sono un po’ meno: l’attitudine a sviluppare nevrosi, o la tendenza ad essere estroversi, è influenzata dai geni al 30% per le donne, ma solo al 20% per gli uomini. Sembra addirittura esserci un legame tra la variabilità di questi parametri e l’età della persona. I risultati mostrano che un tratto come la pressione arteriosa ha una bassissima ereditarietà in individui con meno di 40 anni, mentre la correlazione è più forte in persone di età superiore". Si è finora giunti a risultati preliminari, ma le conoscenze che scaturiranno dallo studio permetteranno di comprendere i meccanismi molecolari alla base del complesso processo dell’invecchiamento. Potranno così arrivare utili suggerimenti sul regime di vita da adottare e sull’uso di eventuali farmaci. Ricordiamo, infine, che "Progenia" è nato nel 2001 in collaborazione con l’Istituto nazionale sull’invecchiamento del National institute of health degli Stati Uniti, dal quale è stato totalmente finanziato, e si protrarrà almeno fino a giugno 2011.

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