P2P: anche Grokster dice basta

Combattute per anni dalle major, discografiche e cinematografiche, nonché dagli sviluppatori di software, le piattaforme di file sharing sono ora costrette ad inchinarsi alla legge del copyright. Vissuti a lungo sul filo della legalità, i client P2P stanno infatti pagando a caro prezzo l’azione promossa dalla RIAA e dai produttori, che ha recentemente portato a due sentenze storiche in fatto di scambio file. Ribaltando l’oggetto del contendere, sia la Corte Suprema americana che la Corte Federale australiana hanno infatti giudicato "colpevoli" gli utenti che si scambiano file e, indirettamente, i software che facilitano loro tali operazioni. Così facendo, la discrezione sull’illegalità o meno delle piattaforme è passata in secondo piano, incentrando l’attenzione sulle attività svolte grazie a questi programmi. Tanto per usare un termine caro ai "calciofili", si inizia a parlare di "responsabilità oggettiva", come avviene per le società di calcio i cui tifosi si rendono protagonisti di atti illeciti all’interno dello stadio. Con la fine di Grokster, che presto potrebbe darsi al download legale con Mashboxx, continua la "battaglia" promossa dalla RIAA ed iniziata con le famose "sette lettere" di diffida. Inviate ad altrettante società impegnate nello sviluppo di piattaforme di file sharing, le missive invitavano a "modificare" i sistemi, in modo tale da evitare che tali software venissero impiegati dagli utenti per condividere file protetti dai diritti d’autore. Nelle diffide, però, la RIAA ha comunque specificato i termini per regolarizzare le posizioni delle società impegnate nel P2P, mostrandosi pronta a "risoluzioni pre-processuali". Si tratta proprio della soluzione scelta da Grokster che, mentre il P2P viaggia verso il declino, si appresta a tornare nelle mani di Wayne Rosso, ex presidente della stessa Grokster ed ora a capo di Mashboxx. Ormai resta da chiedersi chi sarà il prossimo ad abbandonare la nave… con la RIAA ad agitar maretta.

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