P2P: la legalità si ferma al copyright

E’ la FIMI, la federazione dell’Industria Musicale Italiana, a chiarire che il file sharing, o se volete il P2P, rimane illegale se si scambiano contenuti protetti dal diritto d’autore. Allora, prima di "mungere" contenuti protetti da copyright attraverso eMule o altre piattaforme peer to peer, è bene sapere che "nessuna modifica introdotta dalla sentenza della Cassazione: il file sharing di opere protette resta reato".La FIMI ricorda infatti che la sentenza della Corte di Cassazione Sezione III Penale, 9 gennaio 2007 (dep.), n. 149 si riferisce alla normativa in vigore precedentemente alle modifiche legislative introdotte dalla Legge 248/2000, dal successivo recepimento della Direttiva Europea sul Copyright, nel 2003 e dal decreto legge Urbani nel 2004 e poi convertito in legge nel 2005. Si tratta di provvedimenti che hanno, in realtà, modificato in successione la legge 633/41 sul diritto d’autore."Al fine di chiarire l’attuale situazione e i comportamenti oggetto di rilevanza penale – sottolinea la Federazione – a parte i profili di responsabilità civile, sempre tutelati, si conferma che le norme in vigore colpiscono, con diversi livelli di intensità sia chi scarica, sia chi condivide. Chi scarica semplicemente, lo ricordiamo, rischia una sanzione amministrativa, quella prevista dall’art. 174-ter l. 633/41. Per chi mette in condivisione opere protette occorre, invece, distinguere tra chi lo fa a fini di lucro e chi lo fa per profitto. Nel primo caso, si ricade nelle ipotesi dell’art. 171-ter, comma 2, lett. a-bis) l. 633/41; con sanzioni molti pesanti. Chi condivide senza una contropartita economica rimane soggetto ad una sanzione penale che è quella dell’art. 171, comma 1, lett. a-bis).

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