Panico in volo? Da oggi la cura

E’ proprio l’alta quota a favorire quelli che vengono definiti attacchi di panico. In aereo, infatti, alla paura del volo si unisce anche una maggiore presenza di anidride carbonica, tra i fattori principali che contribuiscono agli attacchi di panico. In Italia, la “fobia” dell’aereo colpisce, almeno una volta, un italiano ogni tre. Quello che potrebbe sembrare un semplice fattore mentale, spiegano gli esperti, è però una malattia reale. Per Rosario Sorrentino, neurologo dell’Unità Italiana Attacchi di Panico della Paideia, la vera grande responsabile degli attacchi è l’anidride carbonica, unita, come nel caso dell’aereo, all’assenza di vie di fuga. Secondo il neurologo “si tratta di uno dei motivi per cui Roma ha il poco invidiabile record di capitale degli attacchi di panico”, infatti, “Roma presenta molte barriere che impediscono, nella mente di chi soffre di attacchi di panico, una via di fuga. Un esempio su tutti, il traffico”. Proprio Sorrentino sembra però avere una soluzione al problema, una cura che prevede una terapia farmacologica seguita (o in alternativa) da una di tipo cognitivo-comportamentale. Tornando agli aerei, dove il problema si dimostra assai diffuso, è intanto partita una proposta per avviare un’indagine a livello scientifico, per accertare se l’anidride carbonica a bordo dei velivoli rientra nel limite massimo consentito dall’OMS.

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