Papà ‘in ritardo’, al figlio il cognome della madre

Il ragazzo manterrà così il cognome della madre, Rosa E., in quanto ha maturato il diritto a "conservare o a non cambiare il cognome" con il quale viene riconosciuto "nell’ ambito delle proprie relazioni sociali". Nella decisione degli "ermellini" ha infatti influito la necessità, sempre più attuale, di "tenere conto della emersione, nel sistema e nel costume sociale, di una tendenza a mettere in discussione la regola della automatica attribuzione del patronimico".Nel caso dei figli naturali, quindi, il cognome con il quale il ragazzo viene oramai riconosciuto da amici ed educatori diventa, "una componente dell’inviolabile diritto di ciascun uomo ad avere una propria identità personale". Nel negare l’adozione del cognome di Franceco T. al figlio, la Cassazione ha sottolineato che tale decisione è ancor più giustificata dal fatto che il ragazzo si trovi in età "preadolescenziale o adolescenziale", senza dimenticare che anche il nostro paese è tra i firmatari della Convenzione di New York (1979) in cui l’Italia si impegna ad "assicurare gli stessi diritti personali al marito e alla moglie, compresa la scelta del cognome". In sostanza, oltre al caso specifico del matronimico, la Cassazione ha voluto dare particolare risalto all’aspetto sociale di un cambiamento di cognome e, al contempo, un maggior valore al ruolo della madre. Sempre secondo la Suprema Corte, infatti, anche il parlamento dovrebbe varare leggi in tale direzione.

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