Pausa pranzo: cibo da casa batte le polemiche

E’ quanto afferma la Coldiretti con riferimento, al dibattito aperto sulla possibilità di evitare la pausa pranzo da Gianfranco Rotondi, ministro per l’attuazione del programma di Governo, sulla base della ricerca promossa da Accor Services in collaborazione con l’Unione Europea dalla quale emerge peraltro che i lavoratori italiani nella pausa pranzo si recano al ristorante o in pizzeria (25,8%), al bar tavola calda (18,1%) o, se c’è, alla tradizionale mensa aziendale (35,8%) mentre al fast food ci va appena il 2,7% contro l’1,6% dei ristoranti etnici.La pausa pranzo sul lavoro è anche il risultato, afferma la Coldiretti, di una maggiore attenzione alla dieta, come conferma il boom delle insalate pronte il cui consumo è triplicato negli ultimi dieci anni. Le verdure pronte per l’uso sono acquistate da un italiano su due per una spesa complessiva che ha raggiunto i 700 milioni di euro all’anno e una quantità complessiva di oltre 90 milioni di chili. Con un chilo e mezzo per persona di verdure già pronte acquistate all’anno, si tratta del comparto più dinamico dell’agroalimentare tradizionale favorito – sostiene la Coldiretti – dal bisogno crescente dei cittadini di non rinunciare a cibi salutari.La sconfitta del fast food a vantaggio di una alimentazione più tradizionale in mensa, al ristorante o portata da casa è confermata anche dal recente sondaggio Coldiretti/Swg secondo il quale una maggioranza assoluta del 54% degli italiani preferisce acquistare prodotti alimentari locali e artigianali che battono nettamente le grandi marche, le quali si fermano al 12%. Secondo l’indagine – conclude la Coldiretti – per il 29% degli italiani la scelta tra le due tipologie di prodotto dipende dalla qualità mentre per il 5% dal prezzo.

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