Pesto e polenta per Slow Food

Slow Food risponde così alle dichiarazioni del professor Francesco Sala, ordinario di Botanica Generale e Biotecnologia delle Piante presso l’ Università di Milano. In settimana, durante la presentazione di un documento di consenso firmato da 19 società scientifiche contro la demonizzazione degli OGM, il botanico aveva infatti messo in luce la possibilità che il pesto possa contenere sostanze nocive. In Particolare: “Se prodotto con foglie di basilico prelevate da piantine alte meno di 10 centimetri il pesto può contenere una sostanza cancerogena – dichiara Sala e aggiunge – alcuni produttori di “pesto genovese” utilizzano queste piantine, perché dicono che se il basilico cresce prende un po’ il sapore di menta. E questo è pericoloso”. In seguito a tali dichiarazione e al documento degli scienziati pro OGM, Slow Food invita tutti i ristoratori che condividono la sua filosofia a mettere nel menu polenta e pesto, per rispondere in modo ironico e pratico a chi accusa gli alimenti in questione di essere cancerogeni. “La cosa però è molto seria. – dice Carlo Petrini – Vogliamo che dal mondo della gastronomia italiana arrivi un chiaro segnale al Governo perché approvi il Decreto che regolamenta la coltivazione di OGM in Italia. Il mondo agricolo, infatti, si è già espresso in maniera inequivocabile contro la liberalizzazione selvaggia delle coltivazioni di OGM, e così pure la maggioranza delle Regioni italiane.” A sostegno del Decreto presentato dal Ministro delle Politiche Agricole Giovanni Alemanno, lo stesso Petrini dichiara: “Urge una regolamentazione. Il Decreto mira a tutelare le specificità e le peculiarità produttive del nostro territorio e ad evitare la contaminazione tra le diverse colture. Cominciamo l’11 novembre, con pesto e polenta.”

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