Più testosterone, meno infarti

Il Dottor Bruno Giammusso, Segretario Nazionale SIA, ha dichiarato: "Una serie di studi scientifici (pubblicati sul Journal of Urology)ha dimostrato come il calo dei livelli di testosterone, dopo i 50 anni (quando subentra l’andropausa), costituisca un fattore di rischio per malattie cardiovascolari quali l’infarto, così come l’ipertensione, l’ipercolesterolemia ed il diabete". Come sottolineato dallo stesso
Segretario, infatti, il testosterone si distingue per la sua capacità di favorire una vasodilatazione delle arterie coronarie, aortica e brachiale. Dal Congresso Nazionale della
SIA è quindi emerso che la terapia sostitutiva con testosterone, in maschi ipogonadici, riduce il rischio di infarto ed inibisce il processo di aterosclerosi. La somministrazione (per circa 1-3 mesi) dell’ormone in pazienti maschi, con bassi livelli di testosterone e angina cronica stabile, ha poi l’effetto di ridurre significativamente la severità e il tempo di ischemia. Il Dottor Bruno Giammusso ha poi voluto ricordare come il ripristino dei livelli ormonali fisiologici del maschio in età adulta abbia un impatto favorevole su tutti i parametri alterati di quella che viene comunemente definita "sindrome metabolica", come obesità, ipertensione e diabete. Inoltre, alcuni studi del Dottor Alessandro Palmieri, Università di Napoli, hanno esteso gli effetti benefici alla funzione mentale, dove si verifica una netta riduzione della percentuale di depressione e un miglioramento del tono dell’umore e delle funzioni cognitive, ad esempio la memoria visiva. Un controllo abituale dei livelli di testosterone sarebbe quindi auspicabile per prevenire l’insorgenza di malattie cardiovascolari e delle patologie che tendono a manifestarsi quando arriva l’andropausa.

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