Pietrarsa: 150 anni dopo.

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Sono trascorsi 150 anni dalla strage operaia di Pietrarsa, quella che il 6 agosto del 1863, provocò morti e feriti. Ieri come oggi, una difesa accorata per difendere il proprio lavoro, i propri valori. Solo che allora era ben lontana l’idea dei movimenti sindacali. Nel 1830 Pietrarsa fu una straordinaria macchina di Stato voluta da Ferdinando II di Borbone.

L’impianto sorto nell’area tra Portici, San Giorgio a Cremano e San Giovanni a Teduccio, realizzava locomotive e riparava materiale ferroviario. Le Officine di Pietrarsa dette Reale Opificio Borbonico funzionavano alla massima potenza dando lustro al meridione. Nel 1853 questa prima fabbrica di locomotive sorta nel nostro Paese arrivò a dare lavoro a 700 operai. Di tale stabilimento se ne innamorò anche lo Zar Nicola I di Russia, tanto da sognare di realizzarne uno a Kronstadt sullo stesso modello.

Ma il declino per la fabbrica di Pietrarsa era alle porte ed arrivò all’indomani dell’Unità d’Italia, nel 1861.

Bastò una relazione dell’ingegnere Sebastiano Grandis a cambiare le sorti di questa azienda. A Grandis fu dato il compito di decidere se conservare come industria di Stato Pietrarsa o l’impianto Ansaldo di Genova. L’attenzione dell’ingegnere si spostò sulla azienda Ansaldo. Quest’ultima fu ritenuta più flessibile di ampliamenti e meno costosa soprattutto per il bisogno di minore personale. In seguito la gestione dello stabilimento Pietrarsa passò alla ditta Bozza, che oltre a chiudere la scuola per la formazione di operai, ne ridusse drasticamente il numero, aumentando però le ore di lavoro. Ciò provocò scioperi e disordini.

L’apice dello scontro avvenne il 6 agosto del 1863. Iniziarono a comparire le prime vere manifestazioni di protesta. Scritte sui muri del tipo: “questa società di ingannatori e di ladri con la sua astuzia vi porterà alla miseria”.

Il capo contabile dell’azienda Zimmermann preoccupato della situazione per l’insorgere del malcontento, lanciò l’allarme alla polizia chiedendo un battaglione di truppa regolare per la difesa. Fu una carica di bersaglieri a provocare la repressione degli operai scesi in campo per difendere i propri diritti.

Una assurda tragedia che ancora oggi, a distanza di ben 150 anni, nessuno vuole dimenticare.

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