Povertà: l’Italia non è immune, anzi

Intitolato "Ripartire dai poveri", il rapporto presentato dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Zancan di Padova ha evidenziato che da decenni il fenomeno "povertà" è in stallo a causa di risorse limitate o male utilizzate: povero è, ancora oggi, secondo l’ISTAT il 13% della popolazione italiana, costretto a sopravvivere con meno di metà del reddito medio italiano, ossia con meno di 500-600 euro al mese.Accanto ai poveri, poi, ci sono i "quasi poveri", ossia persone al di sopra della soglia di povertà per una somma esigua, che va dai 10 ai 50 euro al mese: con riferimento all’Europa dei 15, l’Italia presenta una delle più alte percentuali di popolazione a rischio povertà. Sempre nel raffronto europeo, dopo la Grecia, l’Italia è il Paese in cui i trasferimenti sociali hanno il minor impatto nel ridurre la povertà: abbattono la quantità di popolazione povera solo di 4 punti percentuali. Per esempio, Svezia, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Germania e Irlanda riescono a ridurre del 50% il rischio di povertà.Secondo il Rapporto Caritas-Zancan, due sono le questioni da affrontare con urgenza: il passaggio da trasferimenti monetari a servizi e la gestione decentrata della spesa sociale. Per quanto riguarda le risorse, il Rapporto 2008 esamina da vicino la spesa per indennità di accompagnamento e la spesa per assegni familiari. Si sottolinea così l’esigenza di un nuovo approccio basato sulla persona e sulla ricerca di soluzioni perché almeno una parte del trasferimento monetario possa essere fruita in termini di servizi accessibili, come prestazioni di sostegno alla domiciliarità, attività di socializzazione, servizi per l’inserimento lavorativo, ecc. Infine, il Rapporto si chiude evidenziando l’esigenza-urgenza di strategie territoriali integrate a lungo termine e non azioni generalizzate dovute all’emergenza.

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