Preoccupa lo stato dei fiumi italiani

A minacciare i nostri corsi d’acqua sono soprattutto pesca illegale, captazioni, sversamento di sostanze inquinanti delle acque, mancata depurazione degli scarichi civili e industriali, furto di ghiaia e inerti dagli alvei e abusivismo edilizio lungo le sponde. A pagarne le conseguenze, inoltre, non sono solo gli ecosistemi fluviali, ma anche le numerose economie locali eco-sostenibili che vi convivono.Le situazioni peggiori sono poi quelle registrate nel Lazio, in Abruzzo e in Toscana, rispettivamente con 870, 848, 476 illeciti accertati dal Corpo forestale dello Stato nell’ultimo triennio. Va inoltre evidenziato come questi dati si riferiscano ai soli illeciti che sono stati accertati dal Corpo forestale dello Stato, senza tenere conto di quelli scoperti dalle altre forze di polizia che concorrono alla salvaguardia dei fiumi e senza contare le regioni autonome e a statuto speciale. Deve poi far riflettere il fatto che il 21% dei fiumi italiani è in uno stato di salute delle acque negativo. Nel Lazio la situazione più pesante, con solo la metà delle stazioni di monitoraggio che rilevano un stato di salute positivo, subito seguita da Sardegna e Sicilia (41%) ed Emilia Romagna (37%).Tra i 20 più grandi fiumi che attraversano l’Italia per quasi 5.000 chilometri, bollino rosso al Simeto in Sicilia, con solo il 20% delle acque qualitativamente positiva, al Reno che attraversa Toscana ed Emilia (66% negativo) e dell’Arno (44%). Grave anche la situazione in cui versa il Tevere, con un terzo delle stazioni di monitoraggio che segnalano una qualità delle acque che non raggiunge la sufficienza. In generale, il dossier conferma come ancora oggi gli ecosistemi fluviali siano messi a dura prova dagli scarichi non depurati delle case e delle attività produttive, se non addirittura, da sversamenti deliberati di sostanze e rifiuti tossici nelle acque interne. Azioni che possono anche avere serie ripercussioni sulla salute umana e sull’economia zootecnica su cui molte comunità vivono.Roberto della Seta, presidente di Legambiente, ha dichiarato: "I fiumi sono ancora troppo spesso considerati una terra di nessuno, a volte un vero e proprio far west dove cittadini incivili, amministrazioni poco attente, ma anche la criminalità organizzata, si accaniscono contro l’ambiente. Il C.f.S. stà realizzando un lavoro importante di controllo del territorio e di repressione dei reati – conclude della Seta – ma tutti devono fare di più, a partire dagli enti locali, con più puntuali ed attente istruttorie, controlli e verifiche sulle concessioni autorizzate, come ad esempio per le captazioni e per le escavazioni in alveo".

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