Privacy: le grandi big digitali messe sotto la lente d’ingrandimento

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Usando Internet, sempre più frequentemente affidiamo conversazioni, pensieri, luoghi visitati o foto a compagnie come Amazon, Foursquare e Twitter. Google conosce i nostri gusti meglio del nostro partner, Facebook ciò che facciamo durante il giorno meglio di nostra madre, Linkedin le nostre esperienze lavorative meglio del nostro capo. Ma cosa fanno queste compagnie quando il governorichiede le nostre informazioni private? Ci difendono, ci aiutano, ci avvertono di quello che sta succedendo?

L’EFF non è nuova a questo genere di studi. Per svolgere la disamina si è affidata a sei criteri, due dei quali specifici per la legislazione U.S.A: in generale le policies previste dalle grandi aziende digitali nel caso in cui il governo richiedesse i nostri dati, nonché come esse combattono i nostri diritti in ambito prettamente legislativo.

La fondazione ha verificato se le compagnie prese in esame, ad esempio, richiedono una garanzia sui contenuti delle comunicazioni. Dato che è considerato un dovere proteggere i cittadini contro perquisizioni, confische ed arresti irragionevoli, anche i messaggi privati o i nostri file personali rientrano in questa categoria. La condizione è rispettata, tra gli altri, da Facebook, Google e Twitter.
Un’altro criterio considerato è stato controllare se l’azienda avvisa l’utente della richiesta di dati da parte del governo, o se pubblica report sulla trasparenza. Hanno superato positivamente il test di questa categoria sia Google che Twitter, i quali pubblicano regolarmente statistiche su quanto frequentemente forniscono i dati degli utenti ai governi. Eterni assenti Apple, Facebook e Yahoo!. Dropbox, Facebook, Google e Twitter sono alcune tra le compagnie che, inoltre, pubblicano le linee guida con cui applicano la legge. Forniscono infatti regolarmente dei documenti in cui specificano quali dati personali conservano e qual è il procedimento con il quale il governo li richiede, superando anche la prova di questo criterio.

Eccellente vincitore della “competizione” è Twitter, l’unico a superare con successo tutti e sei i criteri imposti dall’EFF. Per Verizon (posseduta per il 45% da Vodafone), che gestisce le nostre conversazioni telefoniche e la nostra posizione in real time, invece, maglia nera: non ne supera nemmeno uno. Clamorosi perdenti anche Apple ed Amazon, per i quali è richiesto dall’EFF maggiore «spazio di crescita». 

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