Proteina delle meduse al servizio dei dottori

E’ quanto scoperto dai ricercatori del Cnr-Infm e del Nest (Scuola Normale Superiore di Pisa), autori dello studio che potrebbe prestto avere risvolti in campo biomedico per la diagnostica, così come in campo terapeutico. Secondo i ricercatori, infatti, la GFP offre parecchi vantaggi: è fluorescente ad una determinata lunghezza d’onda, quindi facilmente visibile, e per questo può essere utilizzata come marcatore specifico. Inoltre è una molecola presente in natura e quindi risponde ai principi di biocompatibilità (non è tossica ed è facilmente smaltibile per tutti gli organismi) e, al contrario della maggior parte delle proteine, è infine capace di "funzionare" anche in altri organismi, senza l’ausilio di molecole presenti solo nell’animale d’origine.Questa ed altre proteine fluorescenti, alcune delle quali sono divenute brevetti del Cnr, possono essere modificate fornendo loro proprietà aggiuntive, come quella di cambiare conformazione e acquisire nuove proprietà, come il cambiamento di colore, in risposta a stimoli esterni quali la presenza di una specifica proteina mutata o la concentrazione di una specie chimica. "Queste proteine mutate – spiega Beltram – da semplici lampadine fluorescenti diventano così dei veri e propri sensori, che reagiscono all’ambiente inviando segnali all’esterno".

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