Quanto contano i “mi piace” nella vita sociale di un giovane?

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Ormai, si sa, i Social Network sono ormai diventati i  nostri compagni inseparabili: nel lavoro, nell’organizzazione e gestione della nostra vita sociale e affettiva e nella quotidianità in tutte le sue sfaccettature  E così ci si iscrive a gruppi, vuoi per interessi comuni, vuoi per appartennza alla stessa azienda o scuola, o soltanto per avere gusti musicali o cinematografici simili. Tutto cominciò con Facebook, e poi seguì Twitter e poi tutti gli altri discendenti meno noti.

Facebook dà i numeri. I dati sono allarmanti e preoccupanti, 7 adolescenti su 10 possiedono un profilo Facebook. Ma perché ci si iscrive a Facebook? Secondo un’indagine fatta a 100 giovanissimi, 70 di essi hanno risposto per mantenere il rapporto con gli amici. Come direbbe un famoso filosofo “Facebook ergo sum“, L’uso dei social network diventa sempre più diffuso tra i giovanissimi. Non si incontrano più negli oratori, nelle strade, nei locali, nei bar, nelle piazze, ma nelle “rooms”, nelle chat, è qui che condividono pensieri, comunicano le esperienze di ogni giorno. In principio fu la chat di Messenger che permetteva di creare dei blog (spaces); successivamente i social network si sono moltiplicati differenziandosi, a seconda delle funzioni, per target di utenti. Questi spazi si configurano quindi come dei luoghi di incontro virtuali che espandono la possibilità di comunicare, pubblicare immagini, condividere link, musica o video.E il fattore più allarmante è che credono che si facciano così le amicizie.

Facebook è cool, ma quanto “mi piace” questo elemento? È importante che ci sia l’attenzione nel mettere al centro dei rapporti umani un’amicizia vera e sincera, possibillmente nata dal contatto diretto, solo cosi’ potrà essere duratura e unica. Un’amicizia virtuale non potrà mai sostituire una chiacchierata con le amiche davanti a un gelato o una fanta una gelato.Un rapporto a contratto come quello costruito online è sicuramente più facile da gestire perché non è impegnativo, ma è sicuramente meno umano e reale. E’ una sfida difficoltosa quella che spetta agli educatori, ai genitori e agli insegnanti,sono loro che dovrebbero accompagnare i giovani verso quel delicatissimo passaggio dell’adolescenza e far capire il giusto valore a questi spazi virtuali. Bisognerebbe  fare rete nella realtà reale, non in quella virtuale, troppo facile dietro una tastiera.Sicuramente andando in giro per il mondo avrete notato che la stragrande maggioranza dei giovanissimi, tutti dotati di telefoni cellulari ultratecnologici, sono sempre lì, a fotografarsi, qualsiasi cosa essi facciano, in classe, in giro per locali, e persino anche in bagno, tutto e soltanto per il gusto di postare le loro foto in attesa di vedere quanti “mi piace” ricevono. Ma davvero è cosi importante, per i giovanissimi, un pollice alzato verso l’alto per essere felici? Ma chi dovrebbe porre un limite a questo tsunami tecnologico che ci sta infangando e letteralmente seppellendo?

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