Reflex: cellulari e radiazioni

Un dibattito aperto da tempo e che sembra lontano dal trovare una soluzione precisa. Proprio sull’argomento arrivano i risultati di “Reflex”, uno studio finanziato in gran parte dall’Unione europea, nel quale hanno collaborato, per quattro anni, ben dodici gruppi di ricerca di sette paesi europei. Si tratta di una ricerca di laboratorio, non confermata quindi dalla realtà di tutti i giorni, ma i risultati sembrano parlar chiaro. Lo studio, basato sugli effetti delle radiazioni elettromagnetiche su cellule animali ed umane, ha evidenziato che, dopo un’esposizione a campi elettromagnetici molto simili a quelli emessi dai cellulari, si avverte un aumento delle frammentazioni dei filamenti doppi e singoli del Dna. Un tipo di danno rivelatosi non sempre riparabile dalla cellula. Franz Adlkofer, il capo del progetto, sottolinea la gravità delle conseguenze: “Il danno è rimasto per le future generazioni di cellule.” In altre parole, si tratterebbe di una possibile causa di cancro. Se i risultati possono sembrare allarmanti, sono gli stessi ricercatori, coordinati dal gruppo tedesco “VerUm”, ad andarci cauti: “Occorreranno altri cinque anni di studi prima di esprimere un parere definitivo.” Resi noti anche i dettagli dei test, dove è stato impiegato un tasso di radiazioni utilizzato variabile tra 0.3 e 2 watts di radiazioni assorbite per ogni chilogrammo di tessuto organico (SAR: Specific Absorption Rate o anche FAS: flusso d’assorbimento specifico). A preoccupare i ricercatori è il limite di FAS raccomandato dalla ICNIRP (International Commission of Non Ionizing Radiation Protection), pari a 2W/kg, mentre il FAS dei campi generati dai telefoni portatili utilizzati nell’esperimento variava tra 0.5 e 1 W/Kg. Un limite, quello di ICNIRP, che non sembra quindi capace di limitare gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche, emesse dai cellulari, sull’organismo. Sempre precisando che lo studio non è definitivo (serviranno almeno altri 5 anni di test), e che le prove di laboratorio non hanno una precisa corrispondenza con l’impiego quotidiano, Franz Alkofer consiglia di usare, quando possibile, il normale telefono fisso, come precauzione. Inutile quindi creare nuovi ed inutili allarmismi, almeno finché non si avranno dati certi, tanto che gli studi realizzati prima di “Reflex” non hanno mai evidenziato danni permanenti all’organismo. Qualcosa sembra comunque muoversi nel settore, la società tedesca G-Hanz, già in ottobre, ha annunciato di aver messo a punto un cellulare capace di diminuire in modo significativo i “possibili” effetti negativi delle radiazioni elettromagnetiche, grazie a campi con effetti neutri per l’organismo ed in grado di compensare le radiazioni che potrebbero essere dannose.

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