Roma: De Chirico e il museo

E’ proprio in questo contesto che viene a configurarsi una sorta di museo immaginario, rappresentato in mostra dalle opere che l’artista aveva tenuto presso di sé. Curata da Mario Ursino, "De Chirico e il museo" presenta così un itinerario espositivo di circa 100 fra dipinti e disegni, con una sola grande scultura.Sei le sezioni tematiche: Mitologia e Archeologia (con temi e suggestioni dall’antico), La copia (con dipinti eseguiti alla maniera dei grandi maestri), La grande pittura (nel segno del "ritorno al mestiere" propugnato nella celebre rivista "Valori Plastici" (1918 – 1921), I d’après da Rubens(dove sono esposti per la prima volta tutti gli esemplari sul tema appartenenti alla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, già nello studio del maestro), La Neometafisica, (con opere ricche di citazioni dall’antico e che l’artista dipinge alla maniera di se stesso), I disegni(anch’essi ispirati all’antico o ai grandi maestri, fra i quali spiccano quelli ancora poco noti che illustrano il testo di Massimo Bontempelli Siepe a Nord Ovest edito nel 1922 dei "Valori Plastici").Inoltre nella sezione la Grande pittura è presentato per la prima volta a Roma un singolare dipinto di notevoli dimensioni, Capriccio veneziano, 1951, (Roma, Collezione privata), ispirato alla sontuosa pittura del Veronese.Negli spazi adiacenti alla mostra sono esposte le opere degli artisti che De Chirico, nel suo feroce articolo del 1919 sulla Galleria nazionale d’arte moderna, aveva incluso fra i buoni (pochi) e fra i cattivi (molti).

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