Salman Rushdie apre Letterature

Centralità del testo, quindi, e della parola: sono loro i protagonisti assoluti sul palco e per il pubblico. Il Festival Letterature vedrà quest’anno la partecipazione di Salman Rushdie (presidente del Pen Center americano) alla serata inaugurale della manifestazione, in programma il 24 maggio alla Basilica di Massenzio alle ore 21. Il tema, quest’anno è “paura, speranza”. Ancora una volta – dopo “soli, insieme” (2002); “passato, futuro” (2003); “reale, immaginario” (2004)- esso farà da linea-guida agli scrittori, ai loro testi inediti, alla scelta dei brani da leggere dalle opere già pubblicate. Sarà come sempre affascinante ascoltare come grandi maestri della letteratura mondiale affronteranno questa tematica ampia e complessa che indica, quest’anno con particolare forza, il legame tra la letteratura e la vita, la nostra vita fisica e spirituale. Paura e speranza: sentimenti di forte richiamo all’attualità, ai giorni che abbiamo recentemente vissuto e che stiamo vivendo, ma anche categorie universali dell’animo umano sulla cui natura gli scrittori protagonisti delle serate del Festival ci inviteranno a riflettere. Un tema, quello della quarta edizione, indubbiamente molto vicino Salman Rushdie, definito dall’assessore romano Gianni Borgna come un “simbolo vivente di coraggio, indipendenza di pensiero e lotta contro l’intolleranza e il fanatismo”. Lo stesso Rushdie che, nel 1989, in seguito all’uscita del libro Versetti satanici, è accusato di blasfemia nei confronti dell’Islam e condannato dagli ayatollah dell’ortodossia iraniana alla fatwa: di fatto, una condanna a morte. La condanna lo costringe per molti anni alla clandestinità e a vivere sotto la protezione del governo e della polizia britannica. Nonostante siano tempi incerti e sia facile che la paura susciti un clima di disperazione, “gli uomini non sono bravi a prevedere il futuro”, spiega lo scrittore. Il mio consiglio è di non credere mai che il futuro possa essere, per nessun motivo, uniformemente fosco. Il futuro ci sorprende sempre”. Ed è anche grazie a Salman Rushdie che si amplia il respiro internazionale del Festival, senza per questo dimenticare e anzi volendone potenziare la funzione di promozione e diffusione culturale e letteraria: c’è New York, c’è il mondo, a Letterature, ma c’è anche Roma in tutti i suoi aspetti, dal cuore della città antica, il Foro Romano, alla periferia.

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