Salute: patto tra Ministero e medici di famiglia

Il Ministro ha per questo motivo chiesto ai medici di compiere atti concreti per rendere effettivo il loro coinvolgimento per quello che è il secondo pilastro della sanità. "Un secondo pilastro – ha dichiarato la Turco – di pari dignità ed eccellenza di quello ospedaliero e che, insieme all’ospedale, dia vita ad una vera integrazione dei servizi socio-sanitari che circondi e soddisfi pienamente il cittadino". L’intenzione, infatti, è quella di puntare sulla "medicina del cittadino", ovvero una medicina vicina alle persone, in quella che il Ministro ha definito come la "Casa della salute". "L’ospedale è e resta indispensabile ma deve fare altro – ha proseguito Livia Turco -. Deve pensare alle acuzie e all’assistenza specialistica con strutture moderne, adeguate e di giuste dimensioni, ritrovando anche quella misura umana che oggi rischia di andare perduta, se non riusciamo a definirne bene i compiti".Tra le nuove priorità da affrontare con la "medicina del cittadino": la continuità assistenziale, la domiciliarizzazione delle cure, la possibilità di visite e controlli in strutture più piccole e coordinate dalla medicina di famiglia. Non si dovrà più essere indirizzati subito verso l’ospedale, ma per farlo serve l’impegno dei medici di famiglia, ma anche alle altre categorie, come gli specialisti ambulatoriali, gli infermieri del territorio e gli stessi farmacisti. Ciò si ottiene solo accentuando il rapporto di fiducia medico-cittadino, anche in vista dell’affermazione di nuove modalità di gestione e organizzazione dei servizi nell’ambito di un reale "Governo clinico territoriale"."Io ci credo e l’ho dimostrato – conclude Livia Turco – con la prossima istituzione di una Commissione ministeriale per le cure primarie e l’integrazione socio-sanitaria e anche con i fondi stanziati in questa legge finanziaria proprio per sperimentare le nuove Case della Salute. Ora sta ai medici di famiglia e agli altri operatori fare la propria parte. Perché è bene chiarire che tutto ciò non può non passare attraverso una assunzione di responsabilità diretta da parte degli stessi operatori, e in primo luogo dei medici di medicina generale, che faccia percepire al sistema il cambio di marcia proprio a partire dal cambiamento di consapevolezza del loro ruolo".

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