Sanità: nasce la Carta di Firenze

La nascita della Carta di Firenze deriva da un’idea di base: non c’é cura se medico e paziente non comunicano su diagnosi e terapie con un linguaggio comprensibile e massima disponibilità. Inoltre, riconoscere i diritti del paziente alla piena informazione sulla diagnosi, all’autonomia di scelta, alla condivisione della terapia, equivale spesso anche a un più efficace metodo di cura. Una riflessione che sembra scontata ma che diventa quasi rivoluzionaria se viene articolata e messa nero su bianco. L’assessore alle politiche sociosanitarie Graziano Cioni ha sottolineato: “La ‘Carta di Firenze’ introduce importanti novità nel rapporto tra medico e paziente. Tra gli aspetti principali voglio sottolinearne due: quello dell’umanità e quello della comunicazione. Per quanto riguarda il primo punto, sempre più spesso la malattia deve essere gestita non solo da un punto di vista terapeutico, ma anche umano. Per questo sottolineare la necessità che il medico comunichi al malato diagnosi e prognosi con umanità e in maniera completa, è di per sé rilevante. Quanto alla comunicazione, la Carta ribadisce giustamente la necessità di una maggiore e più dettagliata informazione sulle alternative terapeutiche, le migliori opportunità diagnostiche, i benefici e i rischi di una cura in modo da garantire al paziente la possibilità di scegliere consapevolmente. Metterlo nero su bianco rappresenta un passo ulteriore anche perché si offre ai cittadini la possibilità di conoscere i suoi diritti, di cui già oggi si può avvalere”. Tornando alla “Carta di Firenze”, l’obiettivo di questo codice è di diventare lo statuto di una relazione alla pari. Esemplare, infatti, quanto stabilisce all’articolo 5: il tempo dedicato a informazione, comunicazione, relazione è “tempo di cura”. In dettaglio, la “Carta di Firenze” contiene in tutto 15 articoli e inizia dichiarando che la relazione tra operatore sanitario e paziente deve garantire a quest’ultimo autonomia di scelta; prosegue elencando contenuti, modi e tempi della comunicazione; insiste sul dovere del medico di rispettare la volontà del paziente; conclude ricordando che a comunicare si impara e che la materia deve dunque diventare parte del ciclo scolastico del professionista della sanità. Per quanto riguarda la traduzione pratica delle indicazioni contenute nella “Carta di Firenze”, gli operatori hanno sottolineato che non sarà semplice concretizzare le indicazioni in tempi brevi ma che comunque si tratta di un tema su cui vale la pena mettersi al lavoro. Ricerche sul tema del Paziente informato realizzate anche in Inghilterra certificano, infatti, che il futuro della sanità in Europa richiede un salto di qualità delle politiche di informazione rivolte a cittadini e pazienti, proprio perché una migliore divulgazione delle informazioni non può che portare alla scelta di cure più appropriate e a risultati più felici per i pazienti.

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