Scienziati italiani duri contro i tagli alla ricerca

Alla conferenza hanno preso parte i presidenti dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Roberto Petronzio, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Fabio Pistella, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, Piero Benvenuti, e i premi Nobel italiani Carlo Rubbia e Rita Levi Montalcini. Di seguito le “note dolenti”:La legge finanziaria, all’art. 53, con il taglio del 12,7 per cento dei trasferimenti agli enti – che si somma alla riduzione del 20 per cento della spesa intermedia stabilita con il ‘decreto Bersani’ pochi mesi fa – finisce per influire fino al 60 per cento sulle spese per i laboratori, le altre infrastrutture di ricerca, i ricercatori non stabilizzati.

Questa incidenza così alta è dovuta al fatto che sono incomprimibili le spese per gli stipendi del personale assunto, e quelle derivanti da impegni internazionali; spese che pure potrebbero, in alcuni casi, essere messe a rischio.La ricerca italiana, dopo anni di ristrettezze che hanno visto una generalizzata e ampissima riduzione dei finanziamenti diretti al netto dell’inflazione, rischia ora di trovarsi nell’impossibilità di gestire le attività di ricerca in molti laboratori e quindi di dover paralizzare una buona parte delle sue infrastrutture.Il vantaggio finanziario derivante dalla manovra operata sugli enti di ricerca pubblici è peraltro ridotto, se rapportato al respiro complessivo: si parla infatti di tagli che valgono tra i 200 e i 300 milioni di euro, a fronte di una manovra che si aggira attorno ai 40.000 milioni di euro.

Con questo taglio è l’insieme del sistema ricerca che va in crisi, facendo perdere competitività al paese, lasciando campo libero alle aziende ad alta tecnologia straniere nei progetti internazionali e dando in Europa l’immagine di un paese che rinuncia alla scienza.In particolare, la ricerca italiana rischia di essere totalmente emarginata dalle iniziative previste dal VII Programma quadro Ue. Un danno che si protrarrebbe irreversibilmente per i prossimi sette anni. “La scienza è come un albero, una volta tagliato ci vogliono vent’anni per farne crescere un altro” ha osservato il premio Nobel per la Fisica, Carlo Rubbia, in collegamento dal Cern di Ginevra.

La ricerca non può essere un capitolo di spesa su cui risparmiare, perché è il motore dello sviluppo, come afferma del resto lo stesso governo e come è diffusa percezione da parte del Paese. I ricercatori non sono dei semplici attrezzi da utilizzare o riporre, specie per un paese che, come ha detto la prof.ssa e senatrice Rita Levi Montalcini, annunciando il proprio voto contrario alla Finanziaria nel caso in cui non vengano apportate le opportune modifiche, “non dispone di materie prime ma ha dalla sua un grande capitale umano”.La “compensazione” agli enti per i tagli subiti non può essere trovata nei finanziamenti sui fondi per i progetti di ricerca, perché questi rischiano di essere disponibili troppo tardi rispetto alle stringenti necessità di funzionamento delle strutture esistenti e agli impegni internazionali già sottoscritti.

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