Second Life? Laboratorio per psicologi

I circa 10 milioni di utenti che affollano Second Life sono così finiti sotto la lente del Department of Communications della Stanford University che, sin dalle origini, ha voluto analizzare questo fenomeno. Pur trattandosi di un "massive multiplayer online role-playing game" (MMORG), Second Life non propone infatti obiettivi specifici tali da condizionare le scelte dei singoli personaggi, che diventano liberi protagonisti della propria esistenza virtuale ed interpreti di una nuova ed ampia esperienza di comunicazione. Nick Yee, che partecipa allo studio di Stanford da molto tempo, spiega quanto sia importante la somiglianza tra avatar e umani, in quanto "alcune delle norme sociali che regolano l’interazione possono essere trasferite nel mondo virtuale".Yee ipotizza infatti che le persone tendano a conformarsi agli stereotipi dei loro corpi digitali, in termini di genere, taglia ed attrattività. Ciò significa che l’apparenza finisce con l’influenzare l’atteggiamento nel mondo virtuale. Attraverso un piccolo esperimento, Yee ha così creato diverse tipologie di avatar differenziati per l’aspetto, rilevando la tendenza ad assumere un diverso atteggiamento una volta proiettati nella vita sociale di Second Life. "Gli avatar più attraenti si mostrano più amichevoli e portati a rivelare qualcosa di sé stessi. Quelli più alti poi, si dimostrano più aggressivi di quelli bassi". Si tratta di risultati interessanti, ma i ricercatori rischiano ora di vedere i loro studi condizionati dalla crescente diffidenza degli utenti di Second Life. A quanto pare, infatti, la consapevolezza della presenza online degli studiosi, mischiati agli altri avatar, spaventa un po’ gli abitanti del nuovo mondo virtuale. Ma gli studi devono andare avanti e difficilmente questi accoglieranno l’invito di Linden Lab a svelarsi agli altri avatar.

Appassionato di Attualità?

Leggi JUGO.it anche su Facebook

Vai alla Pagina Facebook di Jugo.it
JUGO > Attualità > Second Life? Laboratorio per psicologi