Si piange già nel grembo materno

La dottoressa Gingras ha riscontrato il pianto del feto in ben 10 donne in stato di gravidanza, documentando per la prima volta l’accaduto. L’importante scoperta, che ha già trovato spazio sull’Archives of Disease in Childhood Fetal and Neonatal Edition, non sembra essere collegata allo studio della Gingras sul consumo materno di fumo e droghe, bensì ad una "più naturale" stimolazione vibro-acustica. Secondo la dottoressa Gingras ed il suo team, il pianto del feto dimostra che il piccolo, già dopo quattro settimane, è capace di reagire a seconda della tipologia dello stimolo. Durante lo studio, i ricercatori hanno prima osservato il feto per circa 20 minuti, attraverso gli ultrasuoni, dopodiché hanno inviato uno stimolo di tipo vibro-acustico elettronico con la frequenza di 100 Hz e 95 decibel per 0,5 secondi (pari a 85 decibel nell’utero materno). La reazione dei feto, visibile ai medici grazie agli ultrasuoni, si è palesata con un’intensa inspirazione ed espirazione, il movimento della bocca e della lingua ed un tremolio delle guance. A queste reazioni sì è poi aggiunta la chiusura degli occhietti, con tanto di sopracciglia aggrottate. Per la prima volta si è quindi documentato il pianto del feto, sino ad ora infatti, si conoscevano solo quattro stati comportamentali del neonato presenti anche nel feto: il sonno tranquillo, la veglia tranquilla, la veglia attiva e il sonno attivo. Sempre per la dottoressa Gingras, inoltre, il pianto fetale è un comportamento che non sorprende i ricercatori, anzi, si crede che ciò possa avvenire anche prima delle 28 settimane. Nei bimbi nati prematuri, infatti, si è già riscontrata la capacità di piangere (singhiozzi e lacrime) dopo appena 24 settimane.

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