Siamo davvero sicuri che il social ci abbia reso più estroversi? Quando le immagini sostituiscono le parole ed i racconti durano il tempo di uno scatto.

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Qualche anno fa, tornando dalle vacanze, riportavamo a casa valige piene di foto e di parole che definivano e, a volte, esaltavano i ricordi. Si tornava al lavoro, a scuola o al bar con millestorie da raccontare e si invitavano amici e parenti a cena con l’intento, subdolo, di costringerli a sorbirsi interminabili album e diapositive tra il tiramisù ed il caffè.

Poi sono arrivati i Social Network ed i telefoni che non servono quasi più  a parlare con le persone. Prima avevamo lo stesso gatti che dormivano a pancia in su e figli che scrivevano sui muri ma lo sapevamo solo noi e, al massimo, lo raccontavamo al fruttivendolo.

Oggi vogliamo che tutti possano vedere. Nessuna tenda alle finestre virtuali ma resoconti, con immagini didascaliche, delle nostre esistenze. L’obbiettivo entra in ogni dove: in bagno, nel letto e persino in sala parto. Foto di noi e con noi ovunque.  Le serate in compagnia o di ozio casalingo si trasformano in set fotografici ed  il tempo è speso a cercare la giusta inquadratura di un momento anziché a viverlo.

Ci alziamo dal letto già con uno squillante “Buongiorno mondo!” sulla punta delle dita. Apperecchiamo come  pranzassimo al Plaza e fotografiamo la carbonara che  nemmeno Alfred Eisenstaedt; di questo passo, al cameriere, ordineremo il link della foto da pubblicare invece che la pizza.

Cosa ci è successo? Perché  questa smania di mostrare e di dire la nostra? Eppure non sono lontani i tempi dalla scoperta, dell’uso e l’abuso della parola privacy, quando lamentavamo violazioni se solo il portalettere lasciava la posta al portiere. 

In perenne equilibrio tra il disinvolto ed il pudico: ci mostriamo in costume ma rifuggiamo il contatto,  proviamo e provochiamo un’invidia sottile. Non più foto per fermare gli attimi nelricordo ma una gara  a chi  ha il giardino più verde. Ed il racconto, le parole, cedono il passo alle immagini e perdono di mistero alla luce spietata ed invadente dei flash.

 

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