Siria. Tra mass-media, false verità e omissioni.

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Menzogna, false verità, omissioni, sono parti integranti del potere così come, da tempi remoti, la guerra rappresenta lo strumento per il consolidamento e l’ampliamento del potere stesso. Forse – rimetto al lettore il giudizio finale – è quello che accade tutt’ora, su un piano più complesso ed eterogeneo, nei differenti conflitti posti in essere e, pertanto, anche nella guerra civile siriana. Quello che, con il tempo, ha subito un’evoluzione è stato, senza dubbio, l’utilizzo dei mezzi di comunicazione attraverso i quali vengono riportate le così dette notizie dal fronte e, come tali mezzi vengono impiegati per legittimare l’inizio e/o l’intervento in una guerra.

Gli eventi che negli ultimi mesi vedono protagonista la Siria sono nel mirino dell’attenzione mediatica. Ma non è sempre stato così e, a dire il vero, forse già non lo sono più.
Agli albori del conflitto siriano, nel marzo del 2011, i mass- media non sembravano interessati alla divulgazione di ciò che accadeva in questo Stato del Medio Oriente, probabilmente perché le manifestazioni e le sommosse iniziali venivano interpretate come uno strascico delle Primavere Arabe che, nei mesi precedenti avevano avuto como protagonisti altri Paese del Mediterraneo, o forse perché le organizzazioni internazionali e le potenze mondiali, in questa prima fase, rimasero immobili per evitare un precipitoso intervento come avvenuto in Libia.

Da quando la comunità internazionale, singolarmente o congiuntamente, ha deciso di intervenire, seppur principalmente attraverso dichiarazioni pubbliche, la stampa di tutto il mondo ha iniziato a condannare all’unisono le aberranti azioni di Al-Assad, ovvero del governo siriano. Senza dubbio, la diffusione delle notizie dal fronte siriano sono state sempre propense a dipingere il capo del governo siriano come un carnefice dispotico e, a tal fine, alcune delle storie riportate, non rappresentavano esattamente la realtà dei fatti. Un esempio fra tanti è costituito dal “Massacro dei Bambini”. La notizia che 110 civili fuor uccisi brutalmente a Hula dall’esercito di Al-Assad fece il giro del mondo in pochi istanti, tuttavia, dopo la scrupolosa inchiesta di Rainer Hermann, nessuno smentì l’apparente equivoco, dichiarando come reali colpevoli di tale carneficina i ribelli sunniti. Probabilmente perché la principale e più autorevole fonte d’informazione, rappresentata da Al-Jazeera, non diede la smentita. Quasi nessuno, tuttavia, prese in considerazione che questa emittente televisiva è di proprietà delle ricche fonti del Qatar, le stesse che sovvenzionano i ribelli siriana.

Allo stesso modo, utilizzando parole che esprimono una profonda democrazia e un senso comune di autodeterminazione, le grandi potenze mondiali occultano, anche se ormai risulta un segreto di pulcinella, le loro reali intenzioni. Così ci troviamo di fronte a scenari pianificati con perfezione chirurgica, scenari geopolitici che bloccano qualsiasi intervento realmente pacifico ed umanitario in Siria.

La triangolazione delle armi, vendute da Stati che non vogliono apparire protagonisti nel conflitto; interessi economici, come quello dell’Iran che, attraverso la Siria ed accordi con il governo di Al-Assad possiede un importante sbocco economico sul Mediterraneo; l’importanza delle Alture del Golan e la valenza strategica di queste per Israele portando, quest’ultima, ad una posizione contraddittoria, seppure, in quest’ultimo periodo schierata apertamente contro la Siria; gli interessi economici sopra citati dei magnati del Qatar; per non parlare del peso politico ed economico che la Russia possiede, ricordiamo lo stretto legame tra il governo Al-Assad ed il governo Putin, nonché con l’attuale, potere che la stessa Russia esercita in seno all’ONU in una posizione non-interventista. Motivazioni che rappresentano i pezzi di un complesso puzzle sconosciuti ai più per via di quella che potremmo chiamare la menzogna dell’illusoria giustificazione, ovvero, la tendenza a celare dietro ragioni moralmente ed eticamente accettabili ed accettate quelle reali motivazioni che, al contrario, non lo sarebbero.

Sono molte le notizie che ci vengono date, alcune parziali, altre non veritiere, altre, ancora, vengono semplicemente omesso o lasciate al margine, centrando l’attenzione pubblica su altri argomenti apparentemente di maggior importanza. Il problema fondamentale, dunque, sono le fonti primarie d’informazione, per questo, caro lettore, l’invito a prendere il presente articolo come spunto di riflessione e punto di partenza di un futuro e personale approfondimento.

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