Sms molesti: è reato come per le telefonate

Il caso era stato sollevato da un ricorso presentato in Cassazione contro una sentenza del tribunale di Udine. La condanna, inflitta a Rosalia C., prevedeva il pagamento di una multa di trecento euro per aver molestato Gianfranco G. attraverso un massiccio invio di "furibondi" sms, conditi da un’abbondante dose di rancore e gelosia. Una delle ragioni che ha portato la Cassazione a confermare la condanna, ora aggravata dal pagamento delle spese per l’appello, è da ricercare nella consuetudine di leggere il contenuto degli stessi ancora prima di identificarne il mittente, così da permettere ai molestatori di turbare con facilità la tranquillità delle loro "vittime". Anche in primo grado il tribunale aveva giudicato colpevole l’imputata, ritenendo sgradevole il carattere degli sms, inviati con insistenza eccessiva e fastidiosa e per questo assolutamente invadenti della sfera privata della "vittima". Per Rosalia, invece, l’invio di messaggi non poteva essere messo sullo stesso piano delle telefonate, sostenendo una certa somiglianza, al limite, con l’invio di lettere tradizionali e che quindi non poteva essere applicato l’articolo 660 del codice penale. La Cassazione non però ha accolto il ricorso, chiarendo definitivamente che le molestie, sia che vengano portate avanti con telefonate che attraverso l’invio di sms, hanno sempre lo stesso valore di fronte alla legge.

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