Staminali per la lotta alla calvizie

Proprio Cotsarelis, indagando sui disordini del cuoio capelluto, avrebbe notato che nei bulbi piliferi delle cavie da laboratorio esiste un determinata tipologia di cellule staminali epteliali particolarmente sensibile ai trattamenti biotech. Lo studio ha infatti rivelato come, attraverso il biotech, sia possibile aumentare la velocità di sviluppo di tali cellule. Già in passato, identificando la cheratina 15 (K15) come marcatore per le cellule del bulbo pilifero, Cotsarelis ed il suo team aveva isolato il promotore K15, legato alle cellule epiteliali e utile per lo studio del ruolo delle cellule del bulbo nei casi di alopecia e nella carcinogenesi.

Come riportato da Biotech.com, il notiziario di Assobiotec-Federchimica, gli studi dei dermatologi dell’Università della Pennsylvania potrebbero rappresentare il futuro della lotta alla calvizie. Lo stesso Cotsarelis ha infatti affermato: “Non è la prima volta che notiamo delle concentrazioni di cellule che potrebbero dar vita a peli, capelli o lembi di cute, ma fino ad oggi le loro potenzialità erano rimaste inespresse perché si riteneva impossibile indirizzare le loro future modificazioni.”

Attraverso una specie di “interruttore” biotech di nuova concezione, i ricercatori sono però riusciti ad ottenere un doppio risultato. Come spiega Costarelis, grazie al biotech si è potuto “mettere in moto il meccanismo di crescita delle cellule, ma anche fermarlo prima che compiano tutto il percorso scritto nel loro codice genetico”. In pratica, i dermatologi dell’Università della Pennsylvania sono riusciti ad accelerare tecnologicamente il processo naturale che sta alla base della crescita pilifera e, sottolinea Costarelis “contiamo di poter ridare chiome fluenti a tutti coloro che le hanno perdute”. Che si tratti della soluzione definitiva al problema della calvizie?

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