Star Wars, La vendetta dei Sith

È stato girato con cineprese digitali in Australia, con esterni in Cina, Tailandia, Svizzera, Italia, Inghilterra e Tunisia per gli sfondi che poi sono stati manipolati digitalmente dai tecnici della Industrial Light & Magic (ILM) dello stesso Lucas. Nel 2001, ad esempio, la seconda unità di Lucas si è recata in Sicilia per riprendere l’Etna in eruzione e le colate laviche sono state integrate digitalmente nel film. Inoltre, per alcune riprese addizionali, gli attori si sono riuniti, nel gennaio 2005, agli Elstree Studios di Londra, proprio dove Lucas aveva girato gran parte del primo “Guerre Stellari”. Allo ShowWest di Las Vegas, l’annuale fiera degli esercenti, dove gli è stato consegnato il “Galactic Achievment Award”, il premio più ambito della distribuzione, si è lasciato andare ai ricordi ed ai commenti. Episodio III narra della trasformazione dell’eroico Anakin Skywalker nel cattivo Darth Vader: “Vediamo Anakin, novello Faust, stipulare un patto col Diavolo e finire davvero all’inferno – ha detto Lucas – Anakin vende la sua anima perché vuole più potere per salvare qualcuno, e così facendo va contro natura. Non è, però, un mostro: al limite è un patetico perdente”. Sono passati 33 anni dal momento in cui, nel 1972, giovane studente di cinema, aveva iniziato a scrivere i suoi primi appunti su “Guerre Stellari” (la prima puntata è stata realizzata nel 1977): “L’avevo concepito pensando alle avventure di “Buck Rogers” e “Flash Gordon”, una specie di combinazione fra “2001 Odissea nello spazio” e James Bond. Poi è diventata una storia più seria. Quest’ultimo episodio è decisamente dark, ma è naturale: la prima trilogia su Luke e Leia era più infantile, spensierata. Questa seconda è la storia di Anakin, di un padre che imbocca la strada sbagliata: dunque è una storia triste, tragica”. Anakin, dopo un prolungato duello con l’ex maestro Obi-Wan Kenobi (Ewan McGregor), si nasconderà dietro la corazza nera con il minaccioso elmo con cui appariva nel primo episodio. Episodio III è ambientato su otto diversi pianeti, tra cui gli oramai familiari Tatooine, Corsucant e Naboo, casa di Amidala e del senatore diventato perfido imperatore Palpatine (Ian McDiarmid), Kashyyk e la verde Alderaan (casa della Principessa Leia, sorella gemella di Luke Skywalker, i figli di Anakin e Amidala) prima che venisse ridotta in polvere dalla Death Star nel “Guerre Stellari” originale. “Episode III era l’anello mancante dell’intera saga: ora che l’abbiamo terminato il lavoro è completo, il circolo s’è chiuso – è sempre George Lucas a parlare – La prima e la seconda trilogia formano insieme una saga di padri e figli. È come un grande romanzo ottocentesco sulla fine di un’era”. Non manca una confessione finale: “Ho messo molto di me in questi personaggi: avrei voluto tanto essere Han Solo, ma la realtà è che sono più simile agli Skywalker, nel bene e nel male”.

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