Sto traslocando da me stesso

Roba da far invidia ad eBay o alle tasche di Eta Beta. Quindici scatoloni colmi di libri, dico quindici, e la libreria è ancora piena per metà. Per non parlare del guardaroba che alla sola voce “estivo” vanta già decine di colli. Siamo alle solite, sto nuovamente abusando del mezzo per ammorbarvi con i miei piagnistei. Avete ragione, chiedo venia, le mie vicende contingenti non vi garbano. Però, lasciatemi fare qualche piccola considerazione (d’altronde non potreste altrimenti), sul trasloco come categoria dell’anima. Stipare in scatole i ricordi di una vita, così come gli oggetti di uso quotidiano è un po’ come liofilizzare un’esistenza. Ho la sensazione di aver imballato o il mio vissuto e quello della mia famiglia dentro qualche metro di cartone. Per non parlare di tutti quegli oggetti che, dopo aver soggiornato per anni in qualche scaffale polveroso, divenuti improvvisamente inutili, sono state offerti in sacrificio alle divinità dei traslochi. Oggetti che potevano vantare un qualche valore affettivo ed altri che semplicemente obliati erano sopravvissuti per anni grazie ad una collocazione particolarmente strategica. Vittime innocenti di un esuberante materialismo. Cose, semplicemente cose. Come quelle che, razionalmente archiviate in anonimi scatoloni, saranno presto affidate alle mani di distaccati trasportatori che con tutta la loro professionalità non potranno che considerarle che un aggravio alle loro fatiche quotidiane. Eppure, tutte quelle cianfrusaglie, quegli ammenicoli, sono in qualche modo legati a qualche fase della vita, magari a qualche episodio fondante per la propria vicenda personale. Il peluche che ti ha fatto litigare con la prima fidanzatina causa rifiuto categorico di appenderlo al lunotto dell’auto, la raccolta di lettere struggenti di amori lontani o la prima scatola di tabacco Davidoff fumata (sprecata) senza conoscere l’arte di caricare una pipa. Preda di una insostenibile melaconia, è come se in qualche modo stessi traslocando da me stesso. Tristezza d’animo esacerbata dal Natale che incombe. Festa pagana di consumi e di cose che, inevitabilmente, prima o poi, finiranno in qualche scatola della memoria. Almeno fino al prossimo trasloco.

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